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Massimo Sideri

La disattenzione non è solo bassa attenzione o la sua negazione. È uno stato della mente a parte: è l'incapacità di restare concentrati su quello che si sta facendo. Perché il tennis è un laboratorio utile a tutti (anche se non si gioca)

Questo articolo è uscito nella newsletter di scienza e innovazione One More Thing di Massimo Sideri. Per iscriversi cliccare qui.Sul campo centrale del Roland Garros (il Court Philippe-Chatrier) - l'atteso slam parigino dove ieri sera Jannik Sinner ha battuto facilmente il francese Tabur - si legge: «La victoire appartient au più opiniâtre», «La vittoria appartiene ai più tenaci». Si tratta di un aforisma attribuito a Napoleone che l'aviatore Roland Garros fece incidere sulle eliche del proprio aeroplano. In questi giorni fa pensare al nostro Luciano Darderi, numero 16 del mondo dopo l'exploit agli Internazionali di Tennis (i quarti di finale a Roma contro la stella emergente spagnola Jodar sono stati il match più combattuto degli ultimi mesi): Darderi ha raccontato che nei momenti più duri, per risparmiare sugli hotel, dormiva in automobile. Se non è tenacia questa… Saltiamo ora fuori Londra. Sul muro sopra l'ingresso dei giocatori del campo centrale di Wimbledon è incisa invece la celebre frase di Rudyard Kipling nella lettera al figlio: «If you can meet with Triumph and Disaster And treat those two impostors just the same...», «Se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro e trattare allo stesso modo questi due impostori...». Forse si presta bene a raccontare la storia di Agassi, che riuscì a riemergere dai campi di periferia per tornare a dominare il tennis mondiale grazie a un certo Darren Cahill, oggi coach di Sinner (“Open” rimane uno dei libri di sport più belli di sempre). Comunque, guardando alle due frasi, potremmo dire che è un match tra grandeur francese e aplomb inglese. Valutate voi la migliore. Ma per una volta la vittoria dovrebbe andare agli americani. Se parliamo di tennis, difatti, la frase più appropriata è quella che si legge all'ingresso dell'Arthur Ashe Stadium, il campo centrale degli US Open: «La pressione è un privilegio». È di una donna: la tennista Billie Jean King (quella del film La battaglia dei sessi, qui il trailer, da vedere). Ed è questa la frase che, in un certo qual modo, ci riguarda tutti, anche se non amate il tennis. La pressione è un privilegio perché senza pressione anche i campioni pagano il costo della disattenzione. E il tennis è un laboratorio mondiale a cielo aperto di cosa si intenda oggi per attenzione, deficit di attenzione o disattenzione. Da ricordare che è l'unico sport al mondo dove i tifosi devono stare zitti durante il gioco! Un ossimoro sportivo. Torniamo alla partita di Sinner. Tabur non aveva nessuna chance di impensierire Sinner. Eppure qualcosa è accaduto all'inizio del terzo set. Siamo sul 6-1, 6-3,1-1 per Sinner. La partita è in totale discesa. Forse (è brutto a dirsi) nemmeno un buon allenamento. Però siamo sul campo centrale. Sinner gioca contro un francese di fronte ai francesi. A un certo punto qualcosa lo disturba. Non è un robot, come ha raccontato anche Cahill. È solo (il “solo” si fa per dire) un campione mondiale di concentrazione. Non tollera di perdere nemmeno un game in più del dovuto. Dietro non c'è una paranoia o una scaramanzia ma pura strategia: meno game giochi e meno chilometri avrai fatto una volta arrivato in semifinale o in finale. Per questo Sinner non ha quei rallentamenti che costano un set ogni tanto anche ai campioni. Però, appunto, sull'1 a 1 qualcosa lo disturba. Qualche tifoso vuole aiutare Tabur. Sinner si gira e lancia frecciate oculari. Un attimo dopo, l'arbitro ferma Sinner, mentre sta già battendo, per un recupero di pallina dal pubblico che poteva essere rimandato (risultato: rarissima occhiataccia di Sinner a un arbitro). Per un attimo il campione altoatesino cerca anche il supporto del team. Cosa è accaduto? Non c'è pressione. Sembra un paradosso ma per i campioni è molto difficile tenere alta l'attenzione se il livello dall'altra parte del campo scende sotto un certo livello.