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etal Carter non è soltanto un rapper – uno dei più influenti nella storia dell’hip hop italiano Metal Carter è culto: estremo, controverso, ossessionato dalla morte, appassionato di horror ultraviolento, protagonista di una parabola destinata a rimanere come una delle eredità più iconiche dell’underground anni Duemila”.

Questa è la presentazione di Cult leader tratta dal sito di Nero Editions, che ha di recente pubblicato la prima autobiografia (scritta a quattro mani con Riccardo Papacci, perla del giornalismo musicale italiano) del fondatore del TruceKlan, ovvero una delle esperienze più singolari e “confrontational” dell’hip hop italico, tale da aver dato una scossa non indifferente al panorama mainstream. Romano, il nostro è originario del quartiere Primavalle, nella periferia a nord-ovest della capitale, di cui sono compaesano: leggendo il libro ci sono, in effetti, cose che solo chi ha vissuto in quelle lande desolate può capire. Metal Carter ha avuto il pregio di riuscire a comunicare quel tipo di disagio anche al di là della metro Battistini, tramite una serie di dischi solisti “brutali”, usando dei linguaggi “al limite” ma che fungono da grande catarsi e, addirittura, da efficace difesa contro ogni tipo di Spettro (personaggio che nel libro rappresenta in qualche modo i mostri psicologici suburbani che perseguitano il nostro eroe). Ci dedichiamo quindi a una chiacchierata in un bar di Valle Aurelia (dove il “sergente di metallo” risiede), analizzando la genesi sofferta dell’opera, scoprendo che in questo caso lo Spettro si trasforma in realtà in un fantomatico redattore. Ma procediamo con ordine.