Il panorama economico italiano presenta un paradosso evidente: nonostante circa 3 milioni di italiani posseggano asset digitali e il 34% degli investitori sia pronto a incrementare la propria esposizione tramite piattaforme regolate, l"Italia fatica a tradurre questo fermento in un ecosistema di tokenizzazione industriale competitivo.
Se da un lato il tessuto delle pmi scalpita per integrare stablecoin nei pagamenti internazionali o per frazionare asset immobiliari e industriali tramite blockchain (utilizzando quindi la moderna tecnologia come nuova linfa), dall"altro consulenti e professionisti obbligati sono frenati da quello che è spesso percepito come un muro invisibile, ovvero il rischio delle sanzioni antiriciclaggio.Tuttavia l"evoluzione normativa impressa dal Regolamento Micar e dall"estensione della Travel Rule (Regolamento Ue 2023/1113) impone un cambio di paradigma: la tecnologia non è il velo dietro cui si cela l"illecito ma il microscopio per rilevarlo.In passato l"assenza di standard armonizzati ha spinto molti consulenti verso una difesa passiva, sconsigliando l"operatività in cripto per timore di Segnalazioni di Operazioni Sospette (Sos), criticità documentali o indagini finanche penali.







