di Chiara Amati
Fioriture sovrapposte, stagioni alterate, nutrizione di soccorso e pesticidi stanno cambiando gli equilibri dell’apicoltura italiana. Giancarlo Naldi: «Non è il miele a essere diventato "meno autentico", ma l’ambiente da cui nasce»
Il miele sta davvero cambiando sapore? Secondo Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio Nazionale Miele, «più che di una trasformazione del prodotto si dovrebbe parlare di una modifica profonda degli equilibri agroclimatici che regolano la produzione nettarifera. Dire che il miele “non è più quello di una volta o cambia sapore” è falsa informazione», osserva. «Il fatto è che oggi il miele riflette ecosistemi instabili: cambiano i calendari fenologici, si alterano le finestre di raccolta e aumentano le sovrapposizioni botaniche».
Fioriture anticipate, miele più instabileDal punto di vista tecnico, il nodo centrale riguarda proprio la fenologia delle piante mellifere, cioè il rapporto tra clima e tempi di sviluppo vegetativo. «L’aumento delle temperature medie, gli sbalzi termici improvvisi e le anomalie pluviometriche stanno anticipando o, comunque, compromettendo le fioriture», chiarisce l'esperto. In altre parole, specie che un tempo sbocciavano in successione, oggi possono entrare in produzione allo stesso momento. È il caso dell’acacia, una delle varietà più identitarie dell’apicoltura italiana, molto sensibile alle variazioni meteorologiche: «Basta una pioggia intensa o un’ondata di caldo repentina durante la fioritura per compromettere la secrezione di nettare».







