Sarà la Corte d’Appello a verificare se si possa configurare la "corruzione in atti giudiziari" contestata alle ormai ex ragazze delle serate di Arcore, allora residenza di Silvio Berlusconi. E per fare ciò dovrà necessariamente valutare anche le presunte false testimonianze rese dalle giovani, sebbene prescritte. Riaprirà domani il processo di secondo grado sul caso Ruby ter a carico di 22 imputati, tra cui Ruby, le "olgettine" e l’ex legale di Ruby, l’avvocato Luca Giuliante. Nel febbraio 2023 erano stati tutti assolti dal Tribunale, ex premier compreso. Le ex ospiti delle nottate a base di "bunga-bunga" erano state sentite nei due processi sul caso Ruby, ormai quasi 15 anni fa, come testimoni semplici. Secondo i giudici invece, avrebbero dovuto essere prima indagate per gli "indizi" sui versamenti ricevuti dal Cavaliere per mentire e, poi, essere ascoltate come testimoni assistite da legali. Perciò il Tribunale ha dichiarato inutilizzabili i loro verbali e quindi le ha assolte, assieme a Berlusconi e Giuliante, dalla corruzione in atti giudiziari e dalle false testimonianze.
I giudici della seconda penale d’appello nella relazione danno conto di tutto l’iter processuale, ripercorrendo le motivazioni della Cassazione depositate nel 2025. Per la Suprema Corte, "prima della concreta escussione" delle giovani, non si poteva contestare loro quella corruzione sulla base degli "indizi", come invece sostenuto.













