Per decenni il tè è stato raccontato in Europa come un prodotto inevitabilmente lontano. Cina, Giappone, India, Sri Lanka. Geografie precise, quasi immutabili, che sembravano definire non soltanto la provenienza della bevanda ma anche i limiti stessi della sua coltivazione. Oggi qualcosa sta cambiando.
Negli ultimi anni diverse realtà europee hanno iniziato a sperimentare la coltivazione della Camellia sinensis, la pianta del tè, in territori considerati fino a poco tempo fa inadatti. Non si tratta ancora di una produzione industriale capace di competere con i grandi paesi asiatici, ma di un fenomeno agricolo interessante perché racconta insieme clima, paesaggio e trasformazione culturale del consumo.
Anche l’Italia sta entrando in questo scenario. Succede in Val d’Ossola, nel nord del Piemonte al confine con la Svizzera, dove il microclima influenzato dal fiume Toce e dalla protezione delle montagne ha permesso la nascita di una delle più estese coltivazioni europee di tè.
Il progetto nasce dall’incontro tra La Via del Tè, storica azienda fiorentina che dagli anni Sessanta ha contribuito alla diffusione della cultura del tè in Italia, e La Compagnia del Lago Maggiore della famiglia Zacchera, già attiva nella coltivazione di camelie ornamentali. Oggi a Premosello crescono oltre 25 mila piante, molte ottenute da semi provenienti da Rize, area turca affacciata sul Mar Nero storicamente vocata alla produzione di tè.







