Luca Zaia, presidente del consiglio regionale del Veneto, perché a Venezia il candidato sindaco Simone Venturini vince al primo turno e Andrea Martella perde? C’è una motivazione anagrafica o c’è qualcos’altro? «Secondo me quella dell'età è una narrazione troppo limitante, non è che se si candidava un altro giovane al posto di Venturini vinceva d'ufficio. A Salerno il mio ex collega governatore Vincenzo De Luca ha stravinto. Sapete quanti anni ha? 77. Il tema vero è un altro: Venturini ha tutte le carte in regola, conosce benissimo l'amministrazione, abita a Venezia - e questo non è irrilevante - ed è conosciutissimo. E poi lo vedi subito che è uno appassionato. Un mio vecchio maestro di vita diceva: se devi valutare uno in politica chiediti se compreresti mai da lui un’auto usata. Ecco, io da Venturini un’auto usata la comprerei. E poi ha avuto una linea di profilo vincente».

Quale? «Quella del moderato, la gente non vuole acrobazie. Simone ha fatto una campagna tranquilla, rigoroso nelle sue dichiarazioni, ma rispettoso di tutti». Lei l’ha sostenuto sin dall’inizio, altri big del centrodestra a Venezia non si sono neanche fatti vedere. Qualcuno temeva la sconfitta? «Io da subito mi sono messo a disposizione per aiutarlo. Sulla mia piattaforma, che questo mese chiude con 100 milioni di visualizzazioni, ho pubblicato quasi tutti i giorni la campagna di Simone». Secondo lei quanto ha influito nella vittoria di Venturini la vicenda dei candidati bengalesi nella lista del Pd? Che peraltro non sono neanche stati eletti. «A parte il fatto che dovremmo chiederci se il nostro modello di cittadinanza è conforme o no - e mi riferisco alle persone, indipendentemente dalla nazionalità, che hanno anche grosse difficoltà a parlare italiano -, il punto vero è che noi avevamo il candidato sindaco giusto. Punto». Quindi Martella era il candidato sbagliato per il centrosinistra? «Non lo dico io, alle elezioni c'è uno che vince e uno che perde. Ma sarebbe riduttivo dire che Venturini vince perché dall’altra parte c’erano i candidati bengalesi». E la vicenda giudiziaria a carico del sindaco uscente Luigi Brugnaro non ha pesato per nulla? «Diciamo che Venturini non ha trovato un substrato facile, handicap ne aveva tanti se pensiamo anche alle vicende, per nulla edificanti, di Fenice e Biennale. Ancora di più la sua è stata una bella vittoria». O forse alla gente delle polemiche del direttore d’orchestra Venezi o del ministro Giuli con il presidente della Biennale Buttafuoco interessa poco. «Questo è pur vero, però è altrettanto vero che in campagna elettorale tutto va bene a fare polemica. E se tutti i giorni c’è una polemica, non è che questo ti aiuta». Cinque anni fa la Lega a Venezia aveva 14.806 voti, adesso è precipitata a 5.032. Dal 12,3% al 4,7%. Cioè ha perso due elettori su tre. Che spiegazione dà? «Tre considerazioni. Uno: se il candidato sindaco fosse stato leghista non avremmo preso così pochi voti. Due: Venturini con la sua lista civica, così come è accaduto per le mie elezioni, ha dato una bella limata ai partiti. Tre: ho visto periodi migliori, ma anche peggiori. Giambattista Vico diceva che la storia è fatta di corsi e ricorsi storici, io ho visto Renzi al 40% e Forza Italia primo partito del centrodestra, adesso a Venezia il primo partito è Fratelli d'Italia, domani non sappiamo cosa accadrà. Il dato di fatto è che Venturini ha preso un sacco di voti». Il commissario regionale della Lega Liga Veneta Andrea Tomaello non è neanche stato eletto. «Tomaello è un amministratore in gamba e stimato. Faticoso e anche improprio da parte mia fare analisi sulle preferenze, ma non dimentichiamo che in famiglia correvano in due, lui con la Lega, la compagna Ermelinda Damiano nella civica di Venturini. E questo non aiuta». A Venezia un’affluenza del 55,9%, quasi cinque punti in meno della media nazionale. «Dire che questa campagna elettorale non sia stata diffusa, partecipata e, diciamo, virale, vorrebbe dire aver vissuto da un'altra parte. Probabilmente sono stati a casa gli elettori del centrosinistra».