Come è nel suo stile, cauto e attento a ogni sfumatura, Luca Zaia, commentando il record di preferenze alle elezioni regionali, non si è sbilanciato sul suo futuro. Ai giornalisti che lo incalzavano ha fornito una risposta, un po' fatalista, ascoltata tante altre volte in vista della fine del suo mandato di presidente della regione Veneto: «Tutte le cose che sono state dette su di me, da sindaco di Venezia a ministro a presidente dell'Eni, matureranno, se matureranno, fra qualche mese, vedremo». Certo, ha garantito che «entrerà in consiglio regionale e si metterà a disposizione del neo-governatore Alberto Stefani». Ma si è ben guardato dal precisare per quanto tempo resterà tra gli scranni di Palazzo Ferro Fini né cosa vorrebbe o potrebbe fare nel suo nuovo ruolo di consigliere. Ha voluto sottolineare, con un certo compiacimento, i tanti voti (quasi 7mila) che ha preso nella città di Venezia. «Un segnale», ha interpretato, «che i veneziani mi vogliono come sindaco», ma ha accuratamente evitato di aggiungere se quella di fare il primo cittadino lagunare sia anche una sua volontà o anche solo una prospettiva concreta e possibile. E per spegnere ogni ulteriore curiosità degli insistenti cronisti ha concluso che «comunque non ho nessun colpo in canna».
Luca Zaia, il partito 'liberale' e la tentazione Venezia: tutti gli scenari del 'consigliere'
Come è nel suo stile, cauto e attento a ogni sfumatura, Luca Zaia, commentando il record di preferenze alle elezioni regionali, non si è sbilanciato sul suo futuro. Ai giornalisti...






