La corsa dei prezzi si conferma come uno dei terreni più sensibili per l’opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento. Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino, il 70% degli intervistati si dice molto (50%) o moltissimo (20%) d’accordo con l’affermazione: “L’aumento dei prezzi mi fa molta paura: temo seriamente che io e la mia famiglia non riusciremo più a mantenere un tenore di vita dignitoso”.
D’altra parte, sono i dati definitivi sull’inflazione pubblicati recentemente dall’Istat relativi al mese di aprile 2026 a fotografare la sua netta risalita (+3%) su base annua. Secondo le analisi dell’istituto nazionale di statistica, questa dinamica è alimentata principalmente dalle forti tensioni nel comparto dei beni energetici, in crescita complessiva del 9%, e da un incremento del 6% per quanto riguarda i prodotti alimentari non lavorati. Anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che aggrega i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona, segna un +2%, mentre i prodotti acquistati con maggiore frequenza balzano a +4%. Sono proprio queste cifre a dare concretezza e vigore a quel senso di vulnerabilità che oggi sembra pervadere la popolazione, trasformando i listini dei prezzi in una minaccia tangibile per la stabilità economica delle famiglie. Così, non stupisce che il timore coinvolga oggi ben 7 nordestini su 10. Il dato, inoltre, colpisce non solo per la sua ampiezza, ma anche per la sua trasversalità. Questa paura legata all’aumento del costo della vita, infatti, sembra essere una percezione diffusa, che intercetta tanto le fasce più esposte quanto una parte consistente del ceto medio. LE CATEGORIE Ma come si articola dal punto di vista sociale questa preoccupazione? Uomini (70%) e donne (71%) sembrano condividere in misura equanime questo timore, mentre qualche indicazione maggiore proviene dall’analisi per età. Qui, infatti, possiamo vedere che il timore legato al caro-prezzi tende a crescere soprattutto tra quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (77%) e tra gli adulti (55-64 anni, 75%). Intorno alla media dell’area, invece, si attestano le persone di età centrale (45-54 anni, 69%), mentre meno ampio, ma comunque nettamente maggioritario, è il timore rintracciabile tra i più giovani (66%) e tra gli over-65 (65%). Anche la dimensione urbana sembra offrire dei distinguo interessanti. La preoccupazione che l’aumento dell’inflazione comprometta la stabilità economica familiare, infatti, si attesta al 71% nei comuni con meno di 15mila abitanti, sale al 79% nelle realtà di dimensioni medie, con un numero di residenti compresi tra i 15 e 50mila, mentre si ferma al 60% nelle città più grandi. LE PROFESSIONI Infine, consideriamo l’influenza della condizione socioprofessionale. Tra i più preoccupati che la recente fiammata dei prezzi metta in discussione l’equilibrio finanziario familiare sono soprattutto disoccupati (81%), casalinghe (77%) e operai (78%). Non lontano dalla media dell’area, poi, si fermano i pensionati (69%) insieme a tecnici e impiegati (71%), mentre più lontano ritroviamo gli studenti (58%), gli imprenditori e i liberi professionisti (entrambi 50%).












