Con qualunque tempo meteorologico, estate e inverno, un prode nocchiero indossa la bandana, scende al molo, tira la cordicella del suo fuoribordo e si avvia con amici a fare un tuffo nel blu di Trentaremi o Marechiaro. Questa personale pratica antiaging di Daniele Sepe, comandante di una ciurma di musicisti e cantanti, ha portato al quarto capitolo della saga di Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, col nuovo album 40N 14E, una coordinata da carta nautica corrispondente a un braccio di mare al largo del golfo partenopeo. Il collettivo sperimentale, inventato dieci anni fa mettendo insieme il piacere di suonare e la voglia di girovagare per il golfo, si è tramutato in ensemble numeroso con Emilia Zamunier, Shaone, Nicola Caso alla voce, Alessandro Morlando, Franco Giacoia, Gennaro Porcelli alle chitarre elettriche e acustiche, un cospicuo numero di filibustieri ai cori e agli altri strumenti, quasi posteggiatori marini, che si misurano con tutto lo scibile musicale. Naturalmente questo gioioso battello ebbro avanza col consueto savoir faire ironico-teatrale, passando dal nume tutelare Frank Zappa, di cui viene ripreso un brano del 1969, Willie The Pimp, traslato in napoletano: «Faccio ‘o ricuttaro/e me chiammo Antonio/ malamente assai/ peggio d’o demonio» ai dissacratori partenopei per eccellenza, gli Squallor, con l’evergreen di party e balli, Cornutone, in forma di barcarola. Non poteva mancare un colpo all’hip hop e al trap con Anche i rapper hanno una mamma, tra collane d’oro e macchinone, dappertutto un sound acuminato anni ’70, jazz-rock con potenti tirate al sassofono e schitarrate da capogiro, dialoghi scombinati e talvolta parecchio sboccati (come la certamente autobiografica A pesce moscio) inseguendo persino mode culturali e derive di vario genere con I Russi a Bologna «che mangiano tortellini e cantano Guccini».