Ce la ricordiamo tutti la storia di quel bambino morto in mare con la pagella cucita nella giacca, là dove si conservano le cose più preziose che abbiamo. Una pagella con i voti scritti in arabo e in francese, forse per dimostrare subito le buone intenzioni. Né possiamo dimenticare le decine di bare allineate dopo la strage di Cutro, corpi senza vita di migranti in cerca di speranza. Persone annegate nel nostro mar Mediterraneo a cui rende omaggio, con la sua consueta sensibilità civile, Saverio La Ruina, autore, interprete e regista di “KR70M16 – Naufrago senza nome”: dopo il debutto al Teatro India e qualche altra data in giro per l’Italia, lo spettacolo approda ora al Festival Primavera dei teatri di Castrovillari, diretto da La Ruina e da Dario De Luca, fondatori di Scena verticale e ora sullo stesso palco dopo tanto tempo.La Ruina affida la parte di quel bambino africano con la pagella in tasca a Cecilia Foti, una sorta di Pinocchio che anela a diventare una persona con un nome e un cognome, per dare alla madre un corpo su cui piangere, come Priamo che chiede ad Achille la restituzione del corpo di suo figlio Ettore. Perché le vite non sono numeri come quel Kr (che sta per Critone), 70 (il settantesimo ritrovamento), M (il genere maschile) e 16 (l’età), ma persone. Karamu/Foti rivendica un’identità, dunque, e per riuscire nella sua impresa chiede aiuto al dottor Schwarz, psicologo finito in un campo di sterminio e interpretato da La Ruina, che si ritaglia il ruolo più difficile. Anche lui ora è lì, in quel cimitero subacqueo dove i pesci mangiucchiano il viso, un luogo asettico, con lapidi senza nome immerse in un biancore uniforme, spezzato solo dalle linee nere dei disegni.A organizzare questo insolito incontro è un custode burbero e tenero interpretato da Dario De Luca. Tocca a lui far dialogare due tragedie della nostra storia: l’Olocausto da un lato e l’ecatombe dei migranti dall’altro. Una scelta non facile, che si riflette sul meccanismo drammaturgico ancora da affinare. Resta, tuttavia, un rito funebre poetico e di grande impatto emotivo.
Dare un nome ai naufraghi: lo spettacolo di La Ruina
Il bambino annegato con la pagella in tasca è un Pinocchio in cerca di salvezza. E la cronaca si fonde con la memoria della Shoah










