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A sette mesi di distanza dall’inizio del cessate il fuoco, nella Striscia di Gaza le cose non sono praticamente cambiate. L’applicazione dell’accordo è ferma all’inizio della fase due di tre e non ci sono segnali di avanzamento: le posizioni di Hamas e Israele restano distanti, ed entrambi hanno interessi a mantenere le cose come sono. Nel frattempo gli Stati Uniti, che sono il mediatore più influente, sono concentrati su tutt’altro.
Il cessate il fuoco
L’accordo era stato raggiunto a ottobre del 2025. Prevedeva tre fasi: la prima, quella che comportava il cessate il fuoco e le misure più urgenti, è stata completata. Con notevole ritardo le parti hanno annunciato a gennaio l’inizio della fase due, che però non è mai stata davvero applicata, e il negoziato si è arenato.
L’esercito israeliano non si è mai ritirato dalla Striscia di Gaza come previsto dagli accordi, e anzi continua a espandersi: negli ultimi sette mesi è passato dal controllare il 50 al 60 per cento del territorio, creando arbitrariamente una nuova area sotto il suo controllo che si estende oltre la linea dietro la quale si sarebbe dovuto ritirare. I bombardamenti non sono costanti ed estesi come durante la guerra, ma negli ultimi mesi Israele ha ucciso in media un centinaio di palestinesi al mese.






