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Israele e Stati Uniti hanno entrambi richiamato i propri rappresentanti che erano in Qatar per negoziare una proposta di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, dove la crisi umanitaria per la mancanza di cibo si aggrava di giorno in giorno. Nella giornata di giovedì Hamas aveva risposto alla proposta, avanzata nelle scorse settimane e mediata da Qatar e Egitto, oltre che dagli Stati Uniti: non è stato diffuso il contenuto della risposta ma gli Stati Uniti l’hanno definita deludente e hanno accusato il gruppo palestinese di non voler davvero raggiungere un cessate il fuoco.
Giovedì sera Steve Witkoff, l’inviato speciale di Donald Trump per il Medio Oriente, ha motivato l’interruzione dei negoziati accusando Hamas di «mancanza di volontà» di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza e di aver mostrato un atteggiamento «egoista» nella risposta alla proposta. Nel pomeriggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva a sua volta ritirato i propri negoziatori, senza però fornire dettagli sui motivi.
I negoziati erano cominciati a Doha il 6 luglio, sulla base di una proposta sottoposta pochi giorni prima dagli Stati Uniti che prevedeva un cessate il fuoco di 60 giorni, durante il quale Israele e Hamas avrebbero dovuto trattare la fine definitiva della guerra. In questo periodo di tregua sarebbe dovuto avvenire uno scambio di prigionieri palestinesi e ostaggi israeliani: Hamas avrebbe dovuto restituire 10 ostaggi israeliani vivi, otto il primo giorno di tregua e i rimanenti due il 50esimo giorno (si stima che Hamas tenga ancora prigionieri circa 20 ostaggi vivi). Hamas avrebbe dovuto restituire anche i corpi di alcuni ostaggi morti, e Israele liberare un numero imprecisato di prigionieri palestinesi.











