«Buona la prima, ci vedremo nel 2027». Il generale Roberto Vannacci, forte del successo di Vigevano, dove il candidato sindaco Furio Suvilla sostenuto da Futuro Nazionale ha ottenuto il 14,3% dei consensi, guarda ora alle prossime elezioni. E non solo quelle nazionali, ma anche alle amministrative. Sia a Milano che a Roma, entrambe città al voto il prossimo anno, Fn «sarà presente come partito e probabilmente anche con una proposta di sindaco», ha detto il generale, continuando a ribadire che «le alleanze si fanno prima delle elezioni». Vannacci per il capoluogo lombardo dice di avere già in testa un possibile nome: «Una persona molto capace», si limita a commentare. Ma intanto, proprio a Milano, l’ex vicesegretario leghista presenta al Pirellone i suoi due nuovi ingressi: i consiglieri regionali Luca Ferrazzi, del gruppo misto, e Pietro Macconi, di Fratelli d'Italia, aderiscono a Fn. Entrambi con un passato di militanza in Alleanza Nazionale, i due costituiscono ora il gruppo di Vannacci in Regione Lombardia, storico feudo leghista. Un segnale che potrebbe sommarsi al successo che il generale sta registrando in Veneto, dove conta seimila tesserati e ha da poco aperto una sua sede a Verona. Ma il suo vecchio partito, la Lega, non è il principale bersaglio di Vannacci al momento. Le uscite più taglienti, nella conferenza stampa di presentazione degli ingressi lombardi, le riserva a Forza Italia. Prima, attaccando l’Unione europea, ricorda che i rappresentanti azzurri, parte del Partito popolare europeo, «votano in linea con quanto votano i rappresentanti del PD», che rientrano nel gruppo dei Socialisti. E poi si scaglia contro Marina Berlusconi, a più riprese: «Mi stupisce quando si esprime nei confronti della politica impersonificando quello che dovrebbe essere la linea di Forza Italia. Perché non mi risulta che Marina Berlusconi sia un uomo politico o che abbia un ruolo politico. Quindi cosa si vuole far passare? L'idea che Forza Italia sia un partito eterodiretto comandato dai soldi e dall'editoria?». Se non è la segretaria di Fi, si domanda il generale, a nome di chi parli allora la figlia del Cavaliere? «Mondadori? Non ho bisogno di stampare altri libri», scherza. E Vannacci non si risparmia nemmeno sui temi più cari proprio alla presidente di Fininvest, che punta a rendere centrale all’interno del partito del padre il tema dei diritti civili. «Noi siamo realisti», dice il leader di Fn, «I diritti ci devono essere, ma sono risultati di doveri ai quali non ci possiamo sottrarre. E chi non adempie i propri doveri, nei confronti di se stesso, della propria famiglia e della società della quale fa parte, probabilmente vedrà persi anche i diritti che pensava essere dati per scontato». Ma le stilettate di Vannacci non si limitano agli azzurri. Parla di «latrati» di Maurizio Lupi, che ha dichiarato di non vedere di buon occhio il partito di generale nella coalizione di centrodestra. Ma soprattutto commenta i timori di Fratelli d’Italia su sue possibili connessioni con il mondo russo. «Ho sempre sognato una villa in Crimea», commenta Vannacci, «purtroppo non ce l'ho ancora. Esorto chiunque metta in discussione queste influenze russe di trovarle, parlare di aria fritta non costa nulla». E critica anche la scelta di non affrontare a voce la questione: «Accordi e relazioni si fanno di persona, non usando la stampa, di cui non mi fido molto, come veicolo per diffondere determinate posizioni». Per il generale, il problema dell’attuale maggioranza di governo è che starebbe «spesso giocando un ruolo di una sinistra non alla moda». «Forse per questo sta perdendo condivisione, sta perdendo qualche affezionato, sta perdendo anche credibilità», aggiunge. Il generale, comunque, parla di Futuro nazionale come di un partito ancora in costruzione. Un vero e proprio organigramma arriverà solo con l’assemblea costituente del 13 e 14 giugno a Roma. E sempre nella Capitale andrà in scena la prossima battaglia che il generale si impegna a combattere, quella legata la legge elettorale: Fn tenterà in tutti i modi di dare agli elettori la possibilità di esprimere le preferenze. Anche questa è una sfida nei confronti di parte della maggioranza di centrodestra. «Secondo noi qualcuno ha perso la rotta iniziale», sottolinea Vannacci, che usa una metafora probabilmente proprio per rivolgersi ai suoi vecchi alleati, «noi siamo qua per fare il punto nave e per rimettere l'imbarcazione sulla giusta rotta, con la barra, guarda caso, a dritta». Cioè quel comando nautico che indica la manovra del timone proprio verso il lato destro.