Tra le nuove società di capitali - non tra tutte le nuove imprese - le startup innovative rappresentano circa il 3%. Sui bilanci 2024 disponibili, la loro produzione media è pari a 215.923 euro. La mediana - il valore che divide il campione in due metà - scende invece a 42.346 euro. Alcune realtà cominciano così a tirare la produzione verso l’alto, ma la maggior parte resta vicina a soglie ridotte, dove si lavora con pochi ricavi, risorse limitate e un mercato da convincere con un prodotto ancora in sospeso. Circa il 55% delle startup innovative è in perdita.Anche il numero dei dipendenti è un elemento di distinzione tra aziende consolidate e startup. Al 30 giugno 2025, secondo i dati Inps, i dipendenti complessivi erano 15.475. Le startup con almeno un dipendente, 4.654. Numeri da team ancora ridotti, perché spesso il lavoro ruota attorno a collaboratori, consulenti e un socio operativo che prova a coprire ogni ambito. Tutto dentro strutture leggere, dove le mansioni spesso si sovrappongono. La promessa occupazionale delle startup esiste, eppure matura con tempi lunghi, solo quando all’intuizione si unisce la continuità.Oltre l’80% delle startup innovative lavora nei servizi alle imprese. Il 46,12% si concentra in programmazione e consulenza informatica. Il manifatturiero pesa il 12,15%. L’Italia delle startup assomiglia quindi poco a quel catalogo di robot, razzi, visori e app miracolose che ci si immagina. È, piuttosto, rappresentata da software che accorciano i processi, con piattaforme che leggono dati e sistemi che aiutano le aziende a sprecare meno tempo e risorse. Da qui passa la selezione editoriale di Sette idee. Una startup che lavora sull’energia parla di bollette e infrastrutture. Una che lavora sulla longevità parla di ospedali, famiglie, territori che invecchiano. Una che si occupa di turismo entra nelle filiere del cibo, del vino, dell’accoglienza. Una che usa l’intelligenza artificiale nelle imprese tocca il lavoro quotidiano di chi produce. Secondo l’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti equity in startup e scaleup hi-tech italiane arrivano a circa 1,456 miliardi di euro, il 2,8% in più rispetto al 2024. La cifra resta lontana dal picco del 2022, quando il mercato era gonfiato dalla liquidità e dalla fame globale di digitale. Ora i soldi girano con più cautela, per guardare ai ricavi, ai margini possibili, alla qualità dei team, a come crescere, senza per forza essere sicuri di farlo.Il lieve calo delle startup innovative, va ribadito, non sembra allarmare gli stakeholder dell'innovazione. Se il numero si riduce è perché il filtro si fa più severo. Alcune imprese resteranno sulla carta, altre usciranno dal registro, perché magari diventeranno più grandi. La comunicazione seguirà questa trasformazione: prima le idee, poi la capacità di diventare imprese vere, dare un lavoro stabile e mettere su uno ad uno i pezzi del futuro imprenditoriale del Paese. Ed è anche l'obiettivo che L'Espresso ha deciso di abbracciare con Sette idee.