Caricamento player
Nella notte fra domenica e lunedì sono cominciati i sei giorni dello Hajj, il pellegrinaggio annuale verso la Mecca, città sacra per le persone di religione islamica. Il pellegrinaggio è uno dei cinque pilastri (cioè i doveri dei fedeli) dell’islam e ogni anno porta in Arabia Saudita quasi due milioni di pellegrini da tutto il mondo, in pochi giorni. Quest’anno si svolge in circostanze ancora fortemente condizionate dalla guerra in Medio Oriente: fino a poche settimane fa l’Arabia Saudita era oggetto degli attacchi di ritorsione dell’Iran e il traffico aereo nell’intera regione era perlopiù bloccato.
Da inizio aprile è in vigore un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, che sta reggendo ma si è dimostrato fragile. Nonostante questo, le presenze per lo Hajj non sono in calo: secondo le autorità saudite venerdì erano entrati nel paese 1,51 milioni di pellegrini, con un aumento di 11mila rispetto a un anno fa. L’unico paese da cui sono attesi meno pellegrini è proprio l’Iran: ne sono arrivati circa 30mila, su una quota prevista di 87mila. Per gestire le presenze l’Arabia Saudita ogni anno, con largo anticipo, prevede un numero di ingressi predefinito per ogni nazione.











