Questa mattina, all’assemblea di Confindustria a Roma, la premier Giorgia Meloni è intervenuta dicendo che «la principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici». Di fronte alla platea di imprenditori, con il Capo dello Stato Sergio Mattarella in prima fila, Meloni ha detto che «l’Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale». E ancora: «Sul tema delle spese della difesa, ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali». E poi: «Io voglio che l'Italia sia una nazione libera, ma dall'altra parte so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l'impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità». Insomma il solito repertorio tra vittimismo e attacchi all’Ue, infarcito di promesse sul ritorno del nucleare in Italia per far fronte ai bisogni di approvvigionamento energetico.