Un patrimonio modesto e scarno. Nonostante i proclami della scorsa estate, il Bari si ritrova ancora una volta con una rivoluzione da affrontare. Un contesto non causato dalla retrocessione appena incassata, ma da una strategia che nell’era De Laurentiis si è sempre soffermata sull’oggi, senza mai guardare troppo oltre. La squadra biancorossa è da rifondare in ogni caso: che sia serie C (la categoria decretata dal campo) o il barlume di B che resta fin quando non saranno completate le iscrizioni al prossimo campionato (la scadenza perentoria è fissata al 16 giugno), non esiste materiale valido su cui ricostruire, né dalla prima squadra, né da un settore giovanile mai così arido. E pensare che in una delle sue conferenze, l’ex ds Giuseppe Magalini dichiarava: «Piaccia o no, la squadra l’anno prossimo ripartirà da 12-14 calciatori di proprietà». L’ennesima previsione errata di una dirigenza gravemente colpevole.

I CALCIATORI DI PROPRIETA' Doveroso, però, analizzare questo “presunto” parco giocatori già disponibile. Considerando la rosa attuale, di piena proprietà biancorossa sono i portieri Michele Cerofolini (vincolato fino al 2028) e Marco Pissardo (2027). Quindi i difensori Riccardo Burgio (fino al 2028), Lorenzo Dickmann (2027) e Valerio Mantovani (2028), i centrocampisti Ebrima Darboe (2028), Matthias Verreth (2028) e Giulio Maggiore (2028), nonché l’attaccante Giuseppe Sibilli (2027), posto al minimo contrattuale fino al 30 giugno a causa della squalifica di otto mesi rimediata per le scommesse sportive effettuate su piattaforme legali. Nove elementi che, tra infortuni gravi (Darboe) e rendimento scadente (ad eccezione di Cerofolini) difficilmente destano affidamento. Del “patrimonio” fanno anche parte i calciatori attualmente in prestito. Si tratta di Filippo Faggi (Pontedera), Giacomo Manzari (Perugia), Francesco Vicari (Reggiana), Vincenzo Colangiuli (Lumezzane): tutti sono in scadenza al 2027. Attenzione, poi, ad alcuni casi particolari: spicca innanzitutto quello di Gabriele Moncini che la scorsa estate ha firmato con i Galletti un legame biennale, tuttavia nel contratto della punta toscana esistono clausole di risoluzione in caso di retrocessione in C. Quasi certamente, dunque, non è più da considerare come un bene del club. Per Andrea Meroni, invece, dovrebbe scattare l’obbligo di riscatto posto come condizione al momento del prestito al Mantova che ha centrato la salvezza. Il totale porta a 13 elementi, ma in possesso di credenziali valide per una permanenza non se ne conta praticamente nessuno.