«Pronto, qui tutela consumatori, la chiamo per il suo nuovo contratto con Acea. La sua promozione sta per scadere ma noi possiamo tutelarla nel prezzo con una nuova offerta. Ha capito tutto, signor Longo?». Sì, ho capito che è una truffa. Una delle tante, dagli stessi soggetti.Hanno telefonato con un numero fisso della mia città sempre diverso, da marzo a maggio. Guarda caso, hanno cominciato proprio dopo che è partito il cambio operatore energia. Certo è un call center di telemarketing illecito, che si spaccia per un’associazione consumatori e mira a convincerci a cambiare di nuovo operatore. Il problema è che ha tutti i nostri dati personali. «Sì, sta succedendo a milioni di persone, secondo una nostra stima ed è un grave caso di sottrazione di dati personali», spiega Diego Pellegrino, fondatore di Arte, associazione reseller e trader dell’energia. «Abbiamo fatto un test su 20mila segnalazioni simili e visto che in media partono in massa le chiamate 40 minuti dopo che il distributore di energia ha registrato la volontà dell’utente di cambiare operatore», aggiunge. Il distributore fa da intermediario tra vecchio e nuovo operatore. «Ce ne sono molti in Italia, ma i principali sono cinque. Ebbene, la tempistica, che abbiamo registrato in modo sistematico, ci fa capire la causa: i distributori hanno dipendenti infedeli che vendono ai call center i nostri dati di contratto, a 3-4 centesimi l’uno», dice.Questo malaffare, che Arte ha denunciato alle autorità competenti più volte, non è la sola causa del telemarketing illecito, certo. Idra multiforme che le istituzioni hanno provato a decapitare più volte, in questi quindici anni circa in cui ha imperversato ai danni degli italiani (e dei tanti call center onesti). La vendita dei nostri dati è però un caso emblematico di quanto questo mostro sia diventato tentacolare. Penetra, s’infiltra, corrompe. Sistema strutturato con complici e filiere che ci guadagnano a vario titolo. Non solo i call center, ma anche chi se ne avvale per vendere contratti a ogni costo (operatori telefonici, di energia e aziende di vario tipo), come risulta dallo storico delle sanzioni affibbiate a entrambi i tipi di soggetti dal Garante Privacy, dall’Antitrust e dall’Autorità garante comunicazioni (Agcom) negli anni. Pari a 180 milioni di euro da maggio 2018 a oggi per il solo Garante Privacy, secondo dati che fornisce all’Espresso. Principale sanzionato dal Garante, Enel Energia (79 milioni), «che ha sempre fatto ricorso contro le sanzioni; le cause sono ancora in corso», spiega Agostino Ghiglia, del collegio del Garante. Seguono, per importi, gli operatori Tim, Wind Tre e Vodafone, poi Eni.«Alla fine il motivo della sanzione è sempre lo stesso: non hanno vigilato bene sulla correttezza dell’operato delle agenzie di teleseller di cui si sono avvalsi», aggiunge. Stesso motivo per una sanzione Agcom a Tim a novembre. La prima fatta per violazione di un “codice di condotta” con cui tutti gli operatori si sono impegnati con Agcom a vigilare sulla filiera dei teleseller. Il Garante privacy ha attivo un analogo codice di condotta. Non ci sono elementi per credere che questi impegni abbiano inciso sul problema. Una differenza l’ha fatta un altro intervento Agcom-Garante, completato a novembre scorso: il blocco automatico, sulle reti degli operatori telefonici, di chiamate con numero italiano fasullo (generato da un software in uso nei call center). Un espediente con cui i telemarketer riuscivano ad aggirare controlli. Non è chiaro se ne è venuto un calo effettivo del telemarketing illecito; il Garante crede di sì «perché nel primo trimestre 2026 i nostri fascicoli di indagine, su segnalazione degli utenti, sono calati a 19 mila, contro i 26 mila del primo trimestre 2025», dice Ghiglia. Un fascicolo raccoglie più segnalazioni. Gli utenti ne hanno fatte 104mila nel 2025 (78mila nel 2024) al solo Garante. Se non altro, è vero che, per effetto del blocco, ora non riceviamo quasi più chiamate da numeri inesistenti. Sono tutti numeri veri, italiani o stranieri. La scommessa delle autorità è che sarà così più facile rintracciare e colpire i soggetti italiani; per quelli stranieri invece non c’è che l’autodifesa: non rispondere a numeri internazionali. Uno degli effetti collaterali del telemarketing selvaggio però è proprio questo: i consumatori sono terrorizzati e arrivano a non rispondere nemmeno a chiamate lecite, se il numero non è in rubrica. Così rischiano di perdersi telefonate importanti: dalla propria banca, dall’Inps, da call center leciti (anche di assistenza, non solo di vendita). Ecco perché l’Agcom ha dovuto lanciare una novità, con una delibera di fine aprile: numeri brevi (da tre a sei cifre) per chiamare gli utenti. Prima era possibile usare queste numerazioni (per esempio il 119 di Tim) solo per ricevere telefonate. Aziende e istituzioni ora potranno usarli anche per farle, non appena si attrezzeranno in tal senso. Così, almeno, non ci saranno più chiamate perse per paura.Dopo il blocco, nelle indagini di Agcom, è però emerso anche che l’idra ha tante risorse da giocare. Altri alleati di questa filiera: «Operatori (minori) che gestiscono le chiamate dei call center violando le regole del nostro piano di numerazione nazionale», spiega Eugenio Prosperetti, tra i più noti avvocati in ambito tlc. «Agcom l’ha ribadito con una recente delibera: è vietato gestire una chiamata proveniente da numeri forniti da altri operatori», aggiunge. «Se l’operatore gestore è diverso da quello che ha fornito il numero al call center, è più complicato perseguire il fenomeno illecito», spiega. Insomma, un altro trucco che aiuta i call center pirata a farla franca. Dall’Agcom si apprende che sono in arrivo le prime sanzioni contro questi operatori minori compiacenti. L’Autorità sospetta poi che altri ancora consentano chiamate con numeri fasulli (quelle poche rimaste).La speranza delle autorità è che tutto quest’arsenale di regole e controlli stia finalmente spingendo al muro i disonesti. Il timore è che i trucchi bloccati siano solo alcune delle teste che l’idra ha in una quantità infinita, sempre rinnovantesi. Contro i mostri, poi, si sa, alcune reazioni possono essere scomposte. Ma fanno più danno che altro. Come la norma del decreto Bollette di aprile, per un blitz della maggioranza, in sede di conversione in legge: ha reso illecita ogni telefonata telemarketing per offerte energia che non arrivi su richiesta dell’utente (eccezione: possibile farle ai propri attuali clienti). Norma inutile, probabilmente, secondo gli esperti (come Prosperetti): il telemarketing illecito vive da sempre sulla capacità di fare contratti violando le leggi; conta sul fatto che le autorità, per ovvi limiti di risorse umane, riescono a scoprire solo una piccola parte degli illeciti e dei responsabili. Norma dannosa, poi, «perché ostacola gli operatori telefonici nel vendere offerte di energia ai propri clienti, in pacchetti che per altro consentono spesso di risparmiare», dice Mauro Vergari, di Adiconsum. Dello stesso pare anche Codacons e Unione nazionale consumatori. È un’asimmetria anticoncorrenziale che danneggia consumatori e mercato (lecito) al tempo stesso, secondo anche Andrea Rangone, professore del Politecnico di Milano e Antonio Nicita, economista e senatore Pd. Intanto, l’idra se la ride. Fiduciosa com’è di trovare sempre nuovi trucchi, e complici, per continuare a prosperare.
Dati rubati per le truffe al telefono: così i dipendenti infedeli rivendono informazioni ai call center
Le chiamate indesiderate partono in media 40 minuti dopo un cambio operatore. Diego Pellegrino (associazione Arte): "È un grave caso di sottrazione di dati pers






