C'è stato un momento in cui la vita di Giovanni Caprara si è fermata all’improvviso. Un intervento alla colonna vertebrale, nel 2010, andato male. Poi la sedia a rotelle, il buio della depressione e la difficoltà di immaginare un futuro diverso. Oggi, sedici anni dopo, l’atleta paralimpico di Scanzano Jonico (Matera) alza al cielo la Coppa dei Campioni Fibis di biliardo paralimpico, conquistata a San Severo (Foggia) nella specialità dei 5 birilli, entrando tra i protagonisti nazionali della disciplina. «Vincere questa Coppa - racconta - è stata un’emozione indescrivibile, perché dietro questo risultato ci sono anni difficili, tanta passione e tantissimo lavoro. Quando alzi un trofeo così importante ripensi inevitabilmente a tutto il percorso fatto per arrivarci».
Ma il trionfo sportivo rappresenta soltanto il punto di arrivo di una storia personale ben più profonda, fatta di dolore, ricostruzione e voglia di rimettersi in gioco. Nel 2010 la sua vita è cambiata radicalmente. «Ho subito un intervento alla colonna vertebrale andato male - dice - che mi costringe a vivere su una sedia a rotelle. All’inizio non è stato facile accettarlo: avevo 37 anni, due bambini piccoli, Leonardo di cinque anni e Nicole di due. Mi sono ritrovato improvvisamente in una condizione completamente diversa da quella che avevo immaginato per la mia vita ed ero caduto in una depressione totale».








