L’epidemia di ebola in corso nell’est della Repubblica Democratica del Congo sta avvenendo in una zona da tempo colpita da violenze e scontri e parzialmente fuori dal controllo dello stato centrale, dove operano milizie armate e gruppi islamisti. Questo sta rallentando la risposta alla crisi, già messa in difficoltà dal fatto che l’epidemia è provocata da una specie di virus (il Bundibugyo ebolavirus) diversa da quella più nota, e dai tagli agli aiuti umanitari fatti negli scorsi anni dai paesi più ricchi.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, domenica c’erano già più di 900 casi di ebola sospetti in Congo, di cui 101 confermati tramite test. Le persone la cui morte si ritiene possa essere legata al virus sono 220. Ebola è una malattia contagiosa con un alto tasso di letalità tra le persone che si ammalano, e per questo è ritenuta particolarmente insidiosa. Sulla base dei passati focolai, il Bundibugyo ebolavirus sembra avere una letalità intorno al 35 per cento: circa una persona su tre che si ammala muore.

La risposta all’epidemia è in questo momento lenta e difficoltosa. Si ritiene che sia stata scoperta con grande ritardo, a causa soprattutto dei test inadeguati. Vari reportage raccontano che gli operatori sanitari sono costretti a lavorare in condizioni pericolose, in cui a volte non hanno a disposizione nemmeno mascherine e igienizzante per le mani.