La Repubblica Democratica del Congo affronta una nuova epidemia di Ebola nella provincia nordorientale di Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan. Il focolaio, confermato dalle autorità sanitarie congolesi e dall’Oms, riguarda il virus Ebola Bundibugyo, una variante meno frequente rispetto al ceppo Zaire, che ha causato molte delle epidemie più note nel Paese. Secondo gli ultimi aggiornamenti, i decessi sospetti sono saliti ad almeno 80, mentre Africa CDC aveva inizialmente indicato circa 246 casi sospetti e 65 morti, soprattutto nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara, con segnalazioni anche a Bunia, capoluogo dell’Ituri. I dati restano provvisori e sono ancora in fase di validazione epidemiologica e di laboratorio.
L’allarme è regionale. L’Uganda ha confermato un caso importato dalla Repubblica Democratica del Congo: un uomo congolese di 59 anni, ricoverato l’11 maggio al Kibuli Muslim Hospital di Kampala, è morto il 14 maggio dopo essere risultato positivo a Ebola Bundibugyo. Le autorità ugandesi hanno precisato che, al momento, non risultano casi locali confermati. La situazione preoccupa per più ragioni. Ituri è una provincia attraversata da forti movimenti di popolazione, legati anche alle attività minerarie, e da una cronica insicurezza dovuta alla presenza di gruppi armati. Africa CDC segnala inoltre criticità nella tracciabilità dei contatti, nella prevenzione delle infezioni e nel controllo dei movimenti transfrontalieri verso Uganda e Sud Sudan. L’Oms ha inviato esperti sul campo e ha annunciato il rafforzamento della risposta con sorveglianza, test di laboratorio, tracciamento dei contatti, sepolture sicure e sostegno alle strutture sanitarie.Il ceppo Bundibugyo complica la risposta sanitaria. Secondo l’Oms, vaccini e terapie approvate sono disponibili solo per la malattia causata dal virus Ebola propriamente detto, cioè il ceppo Zaire; per altre forme, come Sudan e Bundibugyo, non esistono ancora vaccini o trattamenti specifici approvati, anche se prodotti candidati sono in sviluppo. Resta decisiva la cura di supporto precoce: reidratazione, trattamento dei sintomi, gestione delle complicanze e isolamento tempestivo possono migliorare le probabilità di sopravvivenza. Per la Repubblica Democratica del Congo si tratta della diciassettesima epidemia di Ebola registrata dal 1976, anno in cui la malattia fu identificata per la prima volta a Yambuku, nell’attuale RDC. L’ultimo focolaio congolese si era concluso nel dicembre 2025. La ricorrenza delle epidemie nel Paese riflette una combinazione di fattori: presenza di serbatoi animali, aree forestali, mobilità umana, fragilità del sistema sanitario e difficoltà logistiche nelle province orientali. Che cos’è Ebola Ebola è una malattia virale rara ma grave, spesso mortale. È causata da virus del genere Orthoebolavirus; tre virus sono responsabili delle grandi epidemie africane: Ebola/Zaire, Sudan e Bundibugyo. Il tasso medio di letalità è attorno al 50%, ma nelle epidemie passate è variato molto, dal 25% al 90%. Il virus può passare dagli animali all’uomo e poi diffondersi tra persone tramite contatto diretto con sangue, vomito, feci, saliva, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di persone malate o decedute, oppure con superfici contaminate. Non si trasmette prima della comparsa dei sintomi. L’incubazione varia di norma da 2 a 21 giorni. I primi segnali sono febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola; possono seguire vomito, diarrea, dolori addominali, eruzioni cutanee, danni a fegato e reni e, in alcuni casi, sanguinamenti interni o esterni.










