Non è solo la dinamica a colpire, ma il vuoto che resta attorno. Un gesto improvviso, violento, senza una spiegazione immediata. Ed è proprio lì che si concentra ora il lavoro degli inquirenti coordinati dalla Procura: capire se dietro quell’affondo ci sia un movente, una frattura nascosta, un motivo preciso. Sabato 23 maggio, nella casa di famiglia in via Magnalupo a Gabbiana, Maria Remondi, 74 anni, ha impugnato un grosso coltello da cucina ed è entrata nella stanza del fratello Giuseppe, 72enne agricoltore. L’uomo stava riposando dopo pranzo. Il colpo è arrivato alla gola, improvviso.
Una lama che ha sfiorato la carotide per pochi millimetri. È stato lui, svegliato dal dolore, a evitare il peggio: si è tamponato la ferita e ha chiesto aiuto. A dare l’allarme è stata la collaboratrice domestica, presente in casa, che ha chiamato i soccorsi. L’uomo è stato trasportato in ospedale con un taglio di circa un centimetro e mezzo: ferite lievi, ma che avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi.
Per la donna, grazie all’intervento dei carabinieri, è scattato il fermo con l’accusa di tentato omicidio. Martedì 26 maggio è prevista l’udienza di convalida. Vedova da anni, con un figlio, Maria Remondi si era trasferita da alcuni mesi nella casa dei fratelli, pur mantenendo la residenza nel Reggiano. Non è la prima volta che il suo nome compare in un episodio di violenza. L’anno scorso, proprio durante una visita ai familiari, aveva aggredito a bastonate la collaboratrice domestica. In quell’occasione era stato richiesto un accertamento sanitario. Segnali che oggi tornano sotto la lente, ma che da soli non bastano a spiegare quanto accaduto.








