A 77 anni, l’ex governatore campano si riprende la sua Salerno per la quinta volta. E senza il simbolo del Pd. La prima fu nel 1993. Il ritorno al futuro del vecchio leone che ha sfidato e vinto il Nazareno.

«Marty, dobbiamo tornare indietro!». Solo che sul sedile di questa DeLorean scassata che viaggia sul lungomare Trieste, all’altezza di Palazzo di Città, non c’è lo scienziato pazzo Doc Brown con i capelli elettrici. C’è Vincenzo De Luca, 77 anni, eterno Monarca di Ruvo del Monte, con le portiere ad ali di gabbiano spalancate e lo scarico che fuma risentimento contro le geometrie del Nazareno. Salerno non ha assistito a una normale, grigia tornata di elezioni amministrative, ma a un esperimento di fisica politica applicata, una scarica di corrente da 1,21 giga watt che piega le leggi dello spazio-tempo e incenerisce i sogni di normalizzazione del centrosinistra.

Vincenzo De Luca alla chiusura della campagna elettorale in piazza Portanova a Salerno, 22 maggio 2026 (Ansa).

De Luca è saltato nel passato per riprendersi il presente

Sfrattato da Napoli dopo lo stop della segreteria Elly Schlein al terzo mandato regionale, l’ex governatore si è ritrovato improvvisamente orfano della cabina di regia e delle risorse di Palazzo Santa Lucia. Accerchiato dai veti capitolini, ha fatto l’unica cosa che un animale politico di razza sa fare quando sente l’odore del tramonto: ha impostato i circuiti temporali sul 1993, l’anno esatto del suo primo insediamento con la fascia tricolore, ha premuto a tavoletta l’acceleratore fino a toccare le 88 miglia orarie ed è saltato nel passato per andarsi a riprendere il presente. Il verdetto delle urne spazza via ogni dubbio: il brand personale agguanta un 57,9 per cento al primo turno riportandolo per la quinta volta sullo scranno di sindaco.