Il calendario detta i tempi. Giovedì 11 giugno il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea si riunisce a Francoforte per decidere il da farsi. Dopo la conferma da parte di Eurostat della stima flash di aprile - che ha visto l'inflazione dell'Eurozona salire al 3% - c'è poco da illudersi: un rialzo dei tassi di interesse non sarebbe una sorpresa. Col blocco dello Stretto di Hormuz e l'incertezza che domina sui mercati (opportunamente alimentata da Donald Trump e dal regime di Teheran) è impossibile fare previsioni sulle conseguenze economiche a lungo termine della guerra in Medio Oriente. Le mosse della Bce toccano tutti, ma l'Italia più da vicino per questioni meramente operative: il giorno dopo, venerdì 12 giugno, il Tesoro comunicherà al mercato il tasso del nuovo "Btp Italia Sì", il titolo di Stato dedicato agli investitori retail che verrà collocato nel corso della settimana successiva.

Da quando si è insediato il governo di Giorgia Meloni, è la quarta emissione di questo particolare strumento finanziario, rivolto a famiglie e singoli cittadini. Ha una particolare finalità: difendere il capitale dall'erosione dell'inflazione per i successivi cinque anni. Al tasso garantito fissato dal Tesoro, infatti, si dovrà sommare il tasso Foi (indice dei prezzi al consumo depurato dai tabacchi). Al pari del Btp Valore e del Btp Più, il Btp Italia rappresenta il pilastro della strategia della premier per riportare il debito pubblico in mano alle famiglie residenti, e metterlo così al riparo dalle speculazioni degli investitori stranieri. Eppure, nonostante le intenzioni, emerge sempre con maggiore forza un dato che non il governo ha alcun interesse a pubblicizzare: la quota di debito pubblico in mano agli stranieri cresce sempre di più.