di

Giangiacomo Schiavi

La regista: «Come si fa a scrivere parole indicibili come quelle che leggiamo troppo spesso contro Liliana Segre? Alla Triennale indicata per meriti, in passato rifiutai il Piccolo. Manca una narrazione che tenga conto del nuovo tessuto sociale. Davanti a noi ci sono persone in difficoltà»

Milano, il Parenti, la cultura del rispetto, la fabbrica del sogno, l’elogio delle diversità: per una vita Andrée Ruth Shammah è stata regista e interprete di un teatro che non è solo teatro, si è identificato con la città, ha dato voce a dubbi, dissensi, contraddizioni, cercando di mettere insieme le differenze, immaginare il futuro, fare memoria.

Poi la narrazione è cambiata e «la Shammah», come la chiamano tutti, fronteggia da mesi l’ombra insidiosa della Rete, con gli odiatori seriali, i pro-Pal e l’accusa di essere troppo sbilanciata su Israele.