Uno scontrino gigante con i nomi di 28 lavoratrici croate e le cifre di metà dei loro Tfr mai ricevute, dopo essere state licenziate. Il 20 maggio scorso a Milano, di fronte al negozio Benetton in Corso Vittorio Emanuele, è andata in scena la protesta di decine di attivisti della Clean Clothes Campaign, che si battono per i diritti dei lavoratori nel settore della moda e della produzione tessile. Insieme a loro Smiljka Vuk e Fina Vondraček, due delle 28 lavoratrici croate, ex dipendenti, fino al 2024, di un’azienda fornitrice di Benetton, la Leonarda d.o.o. di Daruvar, cittadina a 130 chilometri da Zagabria, che aspettano da due anni il pagamento di metà del loro trattamento di fine rapporto. In totale, circa 50mila euro. Abbiamo interpellato Benetton in merito, senza però ricevere risposta.
Da novembre 2025, il sindacato che segue la vertenza, Novi Sindikat, ha inviato diverse lettere a Benetton in merito all'indennità di fine rapporto, chiedendo un incontro con l’azienda. “Secondo la legge croata – spiega Mario Iveković, presidente di Novi Sindikat - i lavoratori hanno diritto a un'indennità di fine rapporto pari a un terzo del loro stipendio mensile per ogni anno di servizio, con un massimo di sei mensilità. È possibile concordare un importo maggiore tramite contratti o accordi collettivi ma i lavoratori di Leonarda non avevano un accordo collettivo. L'agenzia statale denominata Agenzia per la Garanzia dei Diritti dei Lavoratori garantisce il pagamento della metà dell'importo legalmente previsto, fino a un massimo di tre stipendi. I lavoratori hanno già ricevuto questa parte tramite l'agenzia, mentre stiamo ancora richiedendo le restanti tre mensilità”.








