di Stefano BrogioniFIRENZE"Francesco Pratesi mi disse che lo aveva accoltellato alla schiena. Io invece Maati non l’ho toccato, ho soltanto preso il suo cappellino. Poi l’ho buttato via perché era sporco di sangue. Le armi? Oltre a Pratesi, Arouizi aveva una piccola mannaia". Difende se stesso, smorza il fardello in capo all’amico fraterno Pratesi (accusato di aver sferrato il fendente mortale al cuore sul bus), e pure accusa, Diego Voza, il primo dei cinque imputati a rendere esame dinanzi alla corte d’assise del tribunale di Firenze per l’omicidio del 17enne di Certaldo Maati Moubakir, finito con più lame all’alba del 29 dicembre del 2024 a Campi Bisenzio.
In un’udienza dominata dalle strategie individuali (compresa quella della pubblica accusa di fare domande solo nel controesame) Voza ha inteso innanzitutto ridimensionare la sua posizione rispetto a un’accusa in cui rischia l’ergastolo. Qualche spazio in effetti ce l’ha. Il 19enne di Campi Bisenzio, difeso dall’avvocato Martina Bartoli, non compare infatti nelle immagini registrate dalle telecamere sotto i portici di via Tintori e in quelle del bus numero 30, dove il medico legale individua la coltellata al cuore di Pratesi; tuttavia, contro Voza, che fino a ieri si era sempre avvalso della facoltà di non rispondere, ci sono le dichiarazioni degli altri imputati, Arouizi in particolare, secondo cui sarebbe stato lui a fornire i coltelli prima che i cinque del ’branco’ di Campi Bisenzio tornassero ai giardini della Matteucci per “chiudere i conti“ con un gruppo di nordafricani che avevano offeso e sputato addosso a tre loro amiche, nella discoteca ’Glass Globe’.









