di Stefano BrogioniFIRENZE"Voza è andato a casa a prendere i coltelli di un ’ceppo’ da cucina: erano tutti dello stesso set con il manico color legno. Io presi una piccola mannaia, ma l’ho tenuta in tasca. Perché ho preso quell’arma? Perché volevo sentirmi parte del gruppo, non essere additato come un codardo". Ismail Arouizi, l’ultimo dei cinque imputati ad affrontare l’esame di fronte alla corte d’assise, conferma sostanzialmente le dichiarazione che fornì già pochi giorni dopo l’omicidio di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo trucidato in tre aggressioni in successione - l’ultima sul bus numero 30 dove cercava rifugio - all’uscita di una discoteca di Campi Bisenzio, all’alba del 29 dicembre del 2024.

Arouizi è il “pentito“ del branco, che in questi mesi ha messo via 5mila euro per il risarcimento alla famiglia: resipiscenza che gli riconosce anche la pubblica accusa. Ammette di aver lanciato un casco contro Maati mentre questi era accerchiato e veniva preso a pugni da Pratesi. Poi accusa gli altri due coimputati, Diego Voza e Denis Ekani Effa, di aver ferito subito dopo alla schiena la vittima con un fendente a testa - con quei coltelli prelevati in casa da Voza - nella prima fase dell’aggressione, quella avvenuta di fronte alla banca.