Il grande regista sudcoreano si racconta alla Milanesiana: "L’arte ci migliora"

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Ci sono registi che quanto più riescono a cogliere e interpretare l'anima del proprio Paese e della propria cultura, tanto più riescono a parlare al mondo intero. Park Chan-wook è uno di questi. Due appuntamenti dedicati al regista sudcoreano sono tra gli eventi principali della 27esima edizione de La Milanesiana ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi che, al Volvo Studio Milano, sottolinea l'importanza di avere in Italia uno dei registi più apprezzati del cinema mondiale.Park Chan-wook è infatti tra i più influenti protagonisti del cinema contemporaneo. Durante l'incontro ha affrontato diverse tematiche inerenti al suo percorso creativo, dagli inizi animati dalla lotta: «I giovani di tutta la Corea erano mossi dalla rabbia per la dittatura, quella ci faceva lottare. Quando ho iniziato a fare film c'erano tanti limiti in Corea, negli anni '80, andavano forte i film sulla violenza. Alcuni mi dicevano di girare film così per vender di più. Non ero libero in quel periodo. Ma voglio dire che anche con pochi soldi e tanti limiti, se una persona vuole creare, può farlo».Il regista, presidente della giuria del Festival di Cannes 2026, racconta della creatività come qualcosa in divenire che si modifica strada facendo anche quando gli autori hanno già scritto tutto e sembra già tutto definito, non è così. Bisogna considerare i cambiamenti che arrivano in corso d'opera e si sofferma sull'importanza del lavoro che c'è prima dell'inizio delle riprese: «Con i miei collaboratori lavoriamo tanti mesi prima di cominciare a girare. Sono una persona molto logica, ma fare film non è un lavoro logico; quindi, inizio la preproduzione di un film anche se ho dei dubbi. Parlo tanto con il direttore della fotografia e con gli altri collaboratori, loro fanno le domande e io, cercando le risposte da dare a loro, trovo le idee. Le loro domande diventano così occasioni per conoscere l'anima del progetto». Anche il rapporto con l'Italia ha un ruolo significativo, la prima cosa importante è che il regista dei famosi No Other Choice e Decision to Leave con cui si è fatto conoscere in tutto il mondo, ha accennato al nuovo lungometraggio: un western ispirato a Sergio Leone. «Voglio seguire le orme di Sergio Leone, non posso andare oltre quello che ha fatto lui, desidero restare nella sua scia. Non voglio imitare il suo stile, ma voglio cogliere il suo spirito». Racconta il rapporto con Milano: «È un posto molto familiare per me. Ho vissuto qui un po' di mesi mentre realizzavo un cortometraggio per la nota azienda di moda Zegna, è una città con cui ho un legame. Spero tanto di poter fare una mostra fotografica qui».