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Stefania Ulivi, inviata a Cannes

Il regista sudcoreano spiega le scelte con i giurati

«Se devo dire la verità non volevo dare a nessun film la Palma d’oro perché è un premio che non io ho mai vinto. Ma avevo No other choice». La butta sullo scherzo, citando il titolo del suo ultimo film, il presidente Park Chan-Wook. In effetti sulla Croisette ha vinto tre volte (il Gran Prix per Old Boy, il premio della giuria per Thirst e la regia per Decision to Leave) e insieme ai compagni di giuria ostenta buon umore. Ma i nove hanno discusso e anche tanto, ancora nella tarda mattinata la quadra del palmarès di Cannes 79 non si era trovata, come dimostrano gli ex-aequo per la regia tra La bola negra e Fatherland e le doppiette per attori (Coward) e attrici (Soudain).Racconta di diverse riunioni e scambi di opinioni, fino all’ultimo il regista sudcoreano. «Stamattina alla villa abbiamo consegnato i nostri telefoni e è partita una serie infinita di discussioni e votazioni per prendere le nostre decisioni finali. Arrivare al verdetto finale non ha richiesto molto tempo, fortunatanmente le nostre opinioni erano sostanzialmente concordi», assicura.

La chiave per capire la scelta di consegnare una seconda Palma d’oro a Cristian Mungiu per Fjord la spiega Chloé Zhao. «Siamo nove persone che arrivano da paesi e background culturali tra noi, siamo tutti diversi, e le dinamiche delle nostre discussioni ci hanno fatto apprezzare un film in cui il cuore sta nel provare a capire le ragioni dell’altro, anche di la pensa in modo anche opposto al tuo».Stellan Skarsgård non nasconde la soddisfazione: grazie a Fjord Renate Reinse, sua partner in Sentimental value (Grand Prix l’anno corso) conquista un bel poker, quattro volte in un film premiato a Cannes. È stata miglior attrice nel 2021 con La persona peggiore del mondo, nel 2024 era la protagonista di Armand (Camera d’or), l’anno scorso, appunto Grand Prix e ora Palma con Mungiu. In quanto alle decisioni sulle interpretazioni di quest’anno, è ancora Park Chan-Wook a rivelare il perché delle due doppiette, ovvero Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont e Virginie Efira e Tao Okamoto per Soudain di Hamaguchi. «Se avete qualche dubbio, forse non avete visto i film, se no sareste stati d’accordo con noi», dice certo. E sull’ex aequo alla regia tra gli outsider del festival Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra e Pawel Pawlikowski per Fatherland aggiunge: «Non c’è bisogno di enfatizzare che non sapevamo decidere quale fosse la migliore». Sincero, il presidente.