PADOVA - «Ho ritenuto il cronoprogramma sostenibile anche perché l’opera era molto prefabbricata, vuol dire che molti lavori venivano fatti fuori cantiere e poi portati dentro. Ho validato io il progetto, potevamo farlo all’interno del Comune». Stefano Benvegnù è il responsabile comunale dei lavori pubblici e nel processo sullo scandalo della nuova curva sud dell’Euganeo – che ha esordito il 12 aprile – è accusato di subappalto illecito. Ieri è toccato a lui sedersi sul banco dei testimoni e raccontare la sua versione dei fatti dopo che per oltre un’ora prima di lui l’ingegnere Elio Scirocchi, titolare dell’impresa Esteel di Viterbo che aveva vinto l’appalto e si è poi ritrovato sul banco degli imputati, aveva sparato ad alzo zero contro il progetto esecutivo della sede del tifo biancoscudato.
La testimonianza «Non mi risultavano tutte queste problematiche attorno al progetto come raccontate dall’ingegner Scirocchi – ha spiegato Benvegnù – Chi ha fatto il progetto e lo ha approvato, internamente al Comune, era un collega che aveva tutti i titoli per farlo vista anche la normativa che regolamenta questo tipo di lavori». Poi l’interrogatorio guidato dal pubblico ministero Benedetto Roberti (e che proseguirà il 14 settembre con il contro-esame della difesa) è virato sui contratti di subappalto e sulle presenze fuori contratto di alcuni lavoratori all’interno del cantiere dell’Euganeo. «Non avevo la consapevolezza che Tecnoedil fosse dentro al cantiere in modo improprio» ha precisato ancora il responsabile comunale dei lavori pubblici. Che poi ha continuato: «Il giorno successivo alla visita della guardia di finanza in cantiere in cui è emersa la presenza di lavoratori non autorizzati, mi sono molto arrabbiato e ho scritto una mail nella quale ho detto che lì non dovevano starci». E l’incidente sul lavoro avvenuto nel cantiere e poi insabbiato? «L’ho saputo da una telefonata di Scirocchi».L’attacco L’udienza di ieri di fronte alla giudice Giulia Leso si è aperta con l’ultima tranche dell’interrogatorio dell’ingegner Scirocchi, accusato dalla procura di turbata libertà degli incanti, subappalto illecito, cooperazione nel delitto colposo, lesioni personali colpose. La sua, sul progetto, è stata una visione diametralmente opposta a quella data da Benvegnù. «Il progetto che era stato appaltato era diverso da quello a me presentato – l’attacco dell’ingegnere – Il Comune ha dato in pasto alla cittadinanza una cosa che non era. Eravamo evidentemente parte lesa, avevo anche maturato l’idea di rescindere il contratto ma abbiamo optato per portare avanti senza contenziosi e in modo bonario». Le critiche «Per costruire, le tribuna erano da riprogettare perché così com’erano state pensate non permettevano l'accesso al palazzetto. Di fatto non era un'opera eseguibile come era stata progettata, anche il progetto della sicurezza non era calibrato. Era stato fatto un progetto da persone che non avevano mai fatto un’opera del genere, non erano all’altezza e i costi sono diventati alti», ha concluso.








