A febbraio, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, Marco Rubio era stato accolto da una standing ovation dopo il suo intervento, soprattutto quando aveva sostenuto che Stati Uniti ed Europa appartengono a un’unica «civiltà occidentale». Molti dei presenti avevano probabilmente tirato un sospiro di sollievo: rispetto ai toni aggressivi e sprezzanti usati l’anno precedente dal vicepresidente JD Vance contro l’Europa, Rubio sembrava riportare il rapporto transatlantico sul terreno dei valori condivisi, come avevano fatto per decenni i presidenti e i leader americani prima dell’ascesa di Donald Trump.
Resta però una domanda fondamentale: che cosa intende davvero Rubio quando parla di «civiltà occidentale»? La sua idea è probabilmente molto diversa sia da quella della maggior parte degli europei di oggi sia dalla mia. (Nel suo discorso, Rubio è riuscito anche a infilare una frecciata contro di me e contro la teoria della «fine della storia».)
Per una parte importante del conservatorismo americano, «Occidente» significa prima di tutto una civiltà cristiana, fondata non semplicemente su un’eredità culturale, ma su una fede cristiana vissuta attivamente. Rubio lo lascia intuire quando parla di «Christian faith» più che di «Christian heritage». E quando richiama concetti come «heritage» o «ancestry», riecheggia il linguaggio usato da Vance con l’espressione «heritage Americans», lasciando intendere che la cultura occidentale nascerebbe non solo da una religione comune, ma anche da un’origine etnica condivisa.








