Il discorso di Marco Rubio a Monaco ha dimostrato che non c’è affatto un’America in guerra con l’Europa, ma casomai c’è un’Europa nemica dell’America per pregiudiziale ostilità ideologica a Trump. Non c’è un’America che vuole distruggere l’Europa, ma, al contrario, c’è un’America che vorrebbe vederla tornare alle sue pagine migliori (è il titolo del capitolo del documento sulla sicurezza strategica Usa dedicato al nostro continente: “Promuovere la grandezza dell’Europa”). C’è un’America allarmata dal declino europeo (non solo economico), c’è un’America che vuole scongiurare la fine della civiltà europea. Il problema dell’Europa non è l’America di Trump, ma sono le sue classi dirigenti, in guerra anzitutto con i propri popoli che hanno impoverito per venticinque anni (ci sono leader ormai detestati dalla gente e in minoranza). Ma soprattutto l’establishment europeo è in guerra con la realtà. Venerdì a Monaco (e nelle redazioni) avevano già preparato l’artiglieria contro gli Stati Uniti, usando la dichiarazione di Merz contro la cultura Maga: i titoli dei giornali ovviamente l’avevano amplificata, ma l’indomani si sono trovati davanti a un autorevole rappresentante dell’amministrazione americana come Marco Rubio che ha fatto una dichiarazione d’amore all’Europa e sono rimasti spiazzati, lo smarrimento di chi vede improvvisamente polverizzati i suoi pregiudizi e non vuole ammettere di essersi sbagliato, né vuole capire meglio l’interlocutore.