Negli anni Ottanta, la Coca Cola è già un classico, eppure s’inventa due variazioni sul prodotto che tutto il mondo consuma. Una ce la ricordiamo come il più clamoroso fallimento industriale di tutti i tempi: la New Coke. È il 1985, e la clientela di tutto il mondo rigetta il nuovo che avanza. Si torna alla ricetta classica, facendo della marcia indietro una forza: la chiameranno Classic Coke.
Nel 1982, con un successo che forse è quello che poi li illuderà che i cambiamenti funzionino, la Coca Cola aveva però lanciato un’altra variazione, una che snaturava ancora di più il prodotto epperò ebbe un tale successo che più di quarant’anni dopo non è un inciampo storicizzato ma quel che molti consumano regolarmente: la Diet Coke.
Sabato ero collegata con uno studio televisivo nel quale era seduto Filippo Sensi, senatore del Pd. La più feroce nemica dell’interesse collettivo è la scaletta, in nome della quale il conduttore non ha fermato tutto chiedendo a Sensi di elaborare per un’ora almeno allorché egli ha raccontato di avere, alla Casa Bianca, assistito alla scena di Trump che aggiunge zucchero alla Coca Cola.
Anni fa, quando ancora si poteva parlare di Trump come di ciò che è sempre stato – un omino ridicolo – e non come del nemico pubblico numero uno, si raccontava che amasse dire di non aver mai visto una persona magra bere la cola dietetica. Chissà se – non era ancora il capo del mondo libero, ma era pur sempre un tizio molto ricco: una categoria che in genere non viene granché contraddetta – qualcuno gli ha mai risposto «io non ho mai visto una persona magra ingerire zucchero come un bambino al luna park, e infatti guàrdati, paffutello».







