Ravenna, 26 maggio 2026 – “È stata un esempio di emancipazione, freschezza e coraggio. Nel 1972 si licenziò dall’Udi (Unione donne in Italia, ndr), dove lavorava come contabile, perché secondo lei si era radicalizzata. Poi vinse il concorso e divenne la prima vigilessa d’Italia. Ha sempre sostenuto che le conquiste le donne le possono fare insieme agli uomini”. Così la figlia Paola Parigi, ricorda Venere Scaranna, prima vigilessa d’Italia a Ravenna per quindici anni dal 1973, scomparsa a 83 anni nell’isola di Sant’Antioco, in Sardegna, dove si era trasferita con la famiglia e dove ieri si è tenuta la camera ardente a Calasetta. Oggi la salma partirà per il crematorio di Cagliari. Venere Scaranna in via Paolo Costa, nel cuore di Ravenna, dirige il traffico in una foto di due anni fa (foto Giampiero Corelli)
“Poi io e mio fratello Federico, che vive ancora a Ravenna – continua Paola – vorremmo riunire le ceneri di nostra madre con quelle di nostro padre e riportarle a Ravenna o a Longastrino, paese d’origine di nostra madre, a disposizione dei tanti amici. Tra gli altri ci sono quelli dell’Associazione italiana amatori delle piante succulente con cui nostra madre organizzava una mostra di piante grasse alla Loggetta Lombardesca. Mia madre mi ha insegnato molte cose tra cui quella di invecchiare con grazia: lei non era vanitosa, non si truccava ma non ha mai rinunciato alla gonna, alle calze di nylon. Era molto ordinata e adorava piante e fiori”.








