Di Margherita Hack disse che era stata «più folkloristica che scienziata. Non ha scoperto nulla ma è stata una messaggera del fascino delle scienze del cielo». Per lui Einstein aveva commesso un grande errore, «pensare che l’universo fosse statico, non soggetto al passare del tempo. Credeva in un universo-dio, e si sbagliava, se ne rese conto anche lui prima di morire». Mancherà a tanti il fumantino maremmano, napoletano di adozione, Massimo Capaccioli, scomparso ieri a 82 anni nella sua casa a due passi dall’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere. Dopo aver insegnato a lungo a Padova, nel 1993 era approdato alla guida dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte, due anni dopo aveva ottenuto la cattedra di Astronomia alla Federico II. All’Osservatorio è rimasto 12 anni, all’università fino al 2014.
Capaccioli è stato uno scienziato e un grande divulgatore scientifico, attività quest’ultima svolta a lungo sulle pagine de «Il Mattino». Esperto di galassie ellittiche, materia oscura e scala delle distanze cosmiche, ha dato un grande contributo alla realizzazione, in sinergia con l’European Southern Observatory, del telescopio Vst, il maggiore della sua classe nel mondo, che a metà del 2005 ha visto la luce sulle Ande in Cile. Un progetto che ha rilanciato l’Osservatorio, gli studiosi napoletani che vi hanno lavorato e le aziende campane che hanno prodotto alcuni dei pezzi più importanti. Il Vst, quasi tre metri di diametro, è utilizzato per osservare le profondità del cielo secondo rigidi parametri di ricerca. Solo due volte l'anno è aperto a nuove proposte degli astronomi europei, selezionate in base al merito scientifico.Pietro Perone presenta libro su Giancarlo Siani “Terra nemica” al Festival della Legalità di Brescello«Quando arrivò a Capodimonte lui era il professore venuto da fuori, con già mezza brillante carriera alle spalle, che incuteva naturale rispetto. Durante la sua direzione l'Osservatorio è cresciuto tantissimo scientificamente e nella notorietà internazionale. Nella realizzazione del Vst, un telescopio “napoletano”, l’ho affiancato per più di dieci anni», ricorda l’attuale direttore dell’Osservatorio, Pietro Schipani. Capaccioli ha scritto saggi per Carocci, raccontando 25 secoli di esplorazione del cielo in L’incanto di Urania, la conquista sovietica dello spazio in Luna rossa. Un mese fa aveva pubblicato, insieme a Antonino Del Popolo, Grattacapi per geni, venti paradossi di argomento scientifico. Partendo da promesse veritiere, si arrivava a conclusioni in contraddizione con il senso comune. Ma alla fine lui suggeriva possibili soluzioni.







