Sir Russell Coutts è una delle leggende della vela mondiale. Neozelandese, ha vinto un oro olimpico nella classe Finn nel 1984 e poi, tra gli altri tanti titoli, cinque America’s Cup con Team New Zealand, Alinghi e Oracle Usa. Dopo l’edizione di Bermuda del 2017, persa con gli americani, si mette in azione pe creare un nuovo circuito della vela, utilizzando i catamarani volanti di 50 piedi utilizzati dall’America’s Cup. Il suo finanziatore e patron è Larry Ellison, il miliardario americano a capo di Oracle, la multinazionale del software. Ellison ha vinto e perso l’America’s Cup, ma soprattutto ha visto dal di dentro la Coppa e decide di cambiare le cose. Da qui, nasce il Sail Gp, che dal 2018 è un circuito in crescita continua. Prima finanziato da Ellison, oggi macchina volta al business. E non solo, naturalmente. La nuova visione ce la spiega lo stesso Coutts, il co-fondatore del circuito e anima di questa sfida. Siamo al Museo dell’Ara Pacis a Roma, dove il campione neozed e Ceo di Sail Gp ha appena annunciato il GP di Roma, in programma dall’11 al 12 settembre 2027 ad Ostia, ma anche un accordo con la Città Eterna (e la Regione Lazio) per tre anni. Coutts, qual è l’obiettivo suo e di Ellison per il Sail Gp? "Vogliamo arrivare in breve a venti team e ad almeno venti eventi, forse anche di più. Ellison ne vorrebbe 24, ma venti è già un grande obiettivo. E da qui partiremo”. Guardandosi indietro che vede? "Abbiamo avuto una crescita notevole per il circuito. E mi aspetto che mano a mano che porteremo il SailGP a più fan, quella crescita aumenti in modo esponenziale. Una delle statistiche interessanti dei nostri eventi è che il settanta per cento dei fan che assistono a un evento SailGP diventano fan di SailGP. E’ un tasso di adesione davvero molto alto. Stiamo vedendo una crescita in tutti i nostri indicatori”. Può essere più preciso? "Sui nostri social media i nostri follower sono aumentati del cinquanta per cento. Il nostro engagement (il livello di coinvolgimento e interazione del pubblico con i contenuti, nda) è raddoppiato nell'ultima stagione. E anche a livello di audience tv siamo cresciuti: il numero di spettatori è aumentato di oltre il venti per cento ormai. A tutti i nostri eventi, ci aspettiamo un pubblico fedele di almeno venti milioni di persone o più. Sono numeri fenomenali per la vela. Sicuramente più grandi di qualsiasi cosa io abbia mai visto nella mia esperienza con la vela in passato”. Quali pensa siano i motivi di questa crescita? “Credo siano piuttosto semplici. La regolarità del calendario, dei team, le regate serrate con grande suspense. Gli stessi team sono una buona proposta commerciale e questo sta attirando investimenti oculati da parte di alcune grandi aziende”. Voi cosa state facendo per aumentare il livello? "Stiamo lavorando sodo per garantire ai tifosi un'esperienza incredibile. Ciò significa anche assicurarci di avere ottime postazioni di osservazione sia in acqua che a terra. Stiamo quindi impegnandoci al massimo per garantire tutto questo, mentre per quanto riguarda le gare vere e proprie, vogliamo assicurarci di offrire competizioni davvero spettacolari. Per questo stiamo mantenendo tutte le innovazioni introdotte la scorsa stagione e stiamo sicuramente facendo progressi sulla tecnologia dei foil”. Si possono aumentare le performance delle barche? "Ogni giorno stiamo spingendo i limiti un po’ più in alto”. Prima o poi gli F 50 c’è i rischio che diventino “vecchi”. Ci avete pensato? "Sicuro e abbiamo un piano in merito. La cosa positiva è che la barca è composta da diversi elementi. Quindi ci sono gli scafi, ci sono le traverse, c'è il pod centrale. E lo stesso vale per la vela alare, che è fatta a sezioni. Quindi possiamo far evolvere la barca senza sostituirla tutta in una volta. Possiamo costruire nuovi scafi, cambiare la larghezza e la lunghezza della barca. Potremmo cambiare le caratteristiche della vela alare. C'è un'idea molto innovativa al momento su questo fronte… Oppure possiamo cambiare i foil, possiamo far evolvere le cose. Insomma, non abbiamo bisogno di buttare via l'intero pacchetto. Sicuramente, tra 10, 15 anni, le barche saranno molto diverse da come sono oggi. Anche se voglio mantenere costanti alcune caratteristiche della regata...”. Quali? "Mi piace il fatto che gli equipaggi debbano cambiare fisicamente lato quando la barca manovra. E mi piace il fatto che non siano dei robot a guidare queste barche, ma che sia un comando manuale. Mi piace davvero, perché mette alla prova l'abilità dell'atleta. Forse in futuro vedremo gare tra robot, ma al momento mi piace il fatto che il Sail Gp metta alla prova la capacità degli esseri umani. In fondo, a noi, in quanto esseri umani, piaccia vedere come si comportano gli atleti sotto pressione, come riescano a prendere decisioni e come reagiscano in una situazione difficile quando hanno commesso un errore. I grandi campioni, ovviamente, riescono a farlo e a vincere”. Il Sail Gp cresce anche in valore? "Avevamo chiuso la scorsa stagione con una valutazione di settanta-settantacinque milioni di dollari e l'abbiamo raddoppiata. Ora puntiamo a un miliardo di dollari come valutazione alla fine di questa stagione. I valori stanno crescendo rapidamente”. Parliamo di gol. "Il nostro obiettivo è mantenere le promesse. Quindi i due obiettivi per il futuro su cui ci concentriamo davvero sono migliorare l’esperienza dei fan e aumentare il valore dei team. Ci sono più mercati e più entrate per squadre e questo consente di copre i costi. Di conseguenza, la squadra si autofinanzia completamente. Senza pubblicità, senza partnership commerciali, senza diritti mediatici, senza nulla di tutto ciò. Quindi, per i 17 team del campionato, supponendo che abbiano raggiunto tutte le sottoscrizioni possibili, si può dire che abbiano già raggiunto il loro break even. E questo, lo ripeto, al netto dei diritti tv, ma solo attraverso le sponsorizzazioni”. La parità, insomma. "Sì, ma in realtà ci aspettiamo che abbiano un profitto in futuro, che siano un ottimo business: è questo l’obiettivo. Vogliamo che il Sail Gp funzioni come attività commerciale, come sport, come intrattenimento per i fan”. A Cagliari sono appena finite le Preliminary dell’America’s Cup. Le manca la Coppa? "No”. Davvero? "Sì. Quando lo dico molte persone mi guardano perplesse al riguardo, proprio come sta facendo lei adesso… Ma quello che sto facendo col Sail Gp è di gran lunga la cosa più emozionante che abbia mai fatto in questo sport. Voglio far crescere questo sport. Amo questo sport. Voglio che cresca. Voglio che i giovani si avvicinino alla vela e voglio vedere più giovani velisti impegnati in questo sport in futuro. Ed è per questo che sono così entusiasta: il Sail Gp sta portando un pubblico completamente nuovo a questo sport”. Si riferisce ai giovani? "Certo. All'improvviso si ritrovano davanti a questo evento fantastico e questo spingerà molti di loro a venire a provare questo sport. Lo stiamo già vedendo in molti dei mercati in cui siamo presenti. Quindi, penso che il potenziale di crescita sia enorme, perché finalmente abbiamo un formato che attira il pubblico più giovane. Una cosa che non ho detto è che il nostro pubblico è notevolmente più giovane rispetto alle altre properties tradizionali di vela con cui ho collaborato in passato. In genere ora il 36% del nostro pubblico ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, contro una media in altri eventi della vela del 25%”. Si può parlare di asset giovani? "Ci stiamo orientando verso un pubblico molto più giovane, il che è fantastico per tutti i motivi che ho appena detto. Vogliamo coinvolgere i giovani in questo. Vogliamo far conoscere questo sport ai giovani. Vogliamo attirarli verso il nostro sport”. La trasciniamo ancora sull’America’s Cup. Ha visto che ha una nuova governance? Una rivoluzione. Che ne pensa? “Non ne so molto, ad essere sincero. Io non seguo da vicino l'America's Cup in questo periodo. Ho sentito qualche cosa qua e là ma non ne so abbastanza per farmi un'opinione”. Va bene, passiamo a qualcosa di molto più personale. Se avesse 20 anni le piacerebbe il Sail Gp? "Mi piacerebbe tantissimo, mi piacerebbe davvero. E’ tutta una questione di abilità degli atleti. E qualsiasi atleta di alto livello ama mettersi alla prova contro i migliori, di battere gli altri. Quindi, se puoi metterti alla prova contro i migliori con attrezzature perfettamente uguali è il massimo. Credo che l’F 50 sia probabilmente la barca One Design più equa al mondo, perché la tecnologia è tutta centralizzata: puoi vedere immediatamente con il software di rilevamento delle anomalie se c'è qualcosa di diverso. Tutto controllato molto da vicino”. S’immagini di avere dunque vent’anni. "Sì, vorrei gareggiare contro e battere Peter Burling, Tom Slingsby…Tutti quei velisti di punta. Hannah Mills inclusa. Insomma, cosa potresti volere di più?”. Cambierebbe la sua posizione attuale, a capo di Sail Gp, decisamente benestante, per tornare indietro a quell’età? “Il mio approccio è quello di non guardare mai al passato. Io guardo sempre al futuro”. Ed è ottimista? “Lo sono”.