di
Elisa Messina
Vittima di stupro di gruppo durante la II Guerra Mondiale, il dicembre scorso con una cerimonia le è stata intitolata una via. Ma mancano gli atti. Il sindaco: «Noi corretti. Se ci sono errori rimedieremo»
Non ha una tomba Olimpia Mibelli Ferrini, eroina elbana dimenticata per quasi 80 anni: i suoi resti riposano in una fossa comune. Sembrava però che la strada a lei dedicata, nella sua Portoferraio, fosse cosa fatta. Invece, quello di «Via Olimpia Mibelli», pare sia uno dei primi casi della storia in cui la cerimonia di intestazione di una via è avvenuta... prima che ci fosse la via. Ovvero senza l'apertura della procedura ufficiale, tra anagrafe e prefettura, che la autorizza. Una «bomba» esplosa dopo l'intervista rilasciata al «Tirreno» da un ex sindaco, Mario Ferrari, con il pallino della storia locale, che ha rivelato, dopo aver controllato, l'assenza della documentazione necessaria, particolare confermato anche da Marcella Merlini, del gruppo di opposizione in Consiglio Comunale che ha verificato sull'Albo Comunale. Così, oltre all'ombra della figuraccia, è esploso anche la polemica politica.
Chi era Olimpia? Una donna del popolo, una ragazza che durante la guerra viveva da sola perché si era ritrovata vedova troppo giovane e campava alla meglio del suo lavoro di lavandaia. Durante i giorni dello sbarco alleato all'Isola d'Elba, il 17 giugno 1944, quando bande di soldati che avrebbero dovuto essere i liberatori si lasciarono andare a violenze, stupri e saccheggi, Olimpia offrì se stessa per salvare dallo stupro un gruppo di ragazzine. Un gesto incredibile compiuto da una ragazza di appena 21 anni che era generosa, solare, amava ballare, amava la vita ma fu pronta anche a sacrificarla per evitare che venissero violentate delle bambine.









