«Ci sono nomi che la storia ufficiale lascia indietro come se la loro voce fosse troppo fragile per attraversare il tempo», iniziava così il discorso di Lorenza Burelli, assessora all'Istruzione del Comune di Portoferraio per onorare Olimpia Mibelli Ferrini, durante una seduta straordinaria del Consiglio Comunale della cittadina elbana. Chi era Olimpia? Un'eroina dimenicata dalla storia perché era umile, perché era una donna in un periodo in cui la vita delle donne valeva poco, perché il suo gesto eroico è stato per decenni rimosso, giudicato sconveniente da una morale gretta che osò definirla «donna di facili costumi» persino sui rapporti delle Forze dell'Ordine. Durante i giorni drammatici dello sbarco alleato all'Isola d'Elba, il 17 giugno 1944, quando bande di soldati che avrebbero dovuto essere i liberatori si lasciarono andare a violenze, stupri e saccheggi, Olimpia offrì se stessa per salvare dallo stupro un gruppo di ragazzine. Un gesto incredibile compiuto da una ragazza di appena 21 anni che viveva del suo lavoro di lavandaia, che era generosa, solare, amava ballare, amava la vita ma fu pronta anche a sacrificarla per evitare che venissero violentate delle bambine. Non si è mai saputo in quanti si presero Olimpia: il branco voleva il suo bottino di guerra e lei era giovane e bella: sono stati circa 200 gli stupri, almeno quelli accertati, compiuti dai soldati sbarcati sull'Isola. Si sa però che dopo la violenza, nessuno vide Olimpia in paese per diversi giorni: rimase chiusa nella sua casetta di una stanza a ricucire i suoi abiti a brandelli e forse anche i pezzetti della sua anima.