Banconote false vendute su Telegram, pagate in Bitcoin e spedite con logiche da e-commerce criminale.

La contraffazione monetaria, secondo la Procura di Napoli, correva dentro un circuito digitale fatto di canali criptati, blockchain, criptovalute, identità online e spedizioni schermate.

Ma a incrinare il presunto sistema non sarebbe stata solo la tecnologia investigativa.

Sarebbe stato il fattore umano: social network, gaming, nickname personali, immagini pubblicate in rete, tatuaggi e segni distintivi finiti nei video promozionali. È il cuore dell’indagine “Domino”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dai Carabinieri della Sezione Criptovalute del Comando Antifalsificazione Monetaria, con il supporto delle articolazioni territoriali dell’Arma.

Sono stati eseguiti 12 arresti, di cui 10 in flagranza e 2 all’estero.