Da El Diablo a Maradona, sono i codici delle banconote false. Soldi made in Naples e venduti un po’ dappertutto - anche in alcuni paesi del nord Europa - tramite telegram. Sono solo alcuni punti dell’inchiesta della Procura di Napoli culminata di recente nell’esecuzione di dodici misure cautelari. Inchiesta condotta dal pool reati informatici, il blitz svela l’evoluzione di un reato - quello della fabbricazione di monete false - radicato da anni qui a Napoli. Restiamo ai soggetti raggiunti dalle misure cautelari: finiscono in cella Giuseppe Sorrentino, Gennaro Corradino, Emanuel Pio Santangelo; mentre sono stati disposti arresti domiciliari per Bruno Cocco, Carlo Buccino, Salvatore Cecere, Mariano Bergamo e Enrico Corradini. Una vicenda che va avanti dal 2023, che punta a fare chiarezza sul cosiddetto Neapolitan group, che avrebbe agito su più livelli: le monete venivano vendute in cambio di criptovalute, anche se poi la spedizione avveniva nel modo più tradizionale possibile.
Spy story in tribunale a Napoli: le informative della discordia non saranno acquisiteIl retroscena Quale? Stock di monete false alla fine venivano spediti tramite gli uffici postali, in un sistema che è stato ricostruito dai carabinieri della sezione criptovalute del comando antifalsificazione monetaria. Una frontiera rimasta clandestina per molti anni, fino a quando le forze dell’ordine sono riusciti a risalire al profilo di uno degli organizzatori. Una svolta, che è stata facilitata anche dalla vanità di alcuni organizzatori del traffico clandestino. C’è chi si è fatto immortalare dietro mazzette di soldi finti, mostrando volto e braccia ricoperte di tatuaggi. Troppa sicurezza sulla presunta impermeabilità dei filtri utilizzati. Sequestrati oltre 450mila euro, provento del traffico illegale, sono oltre sessanta gli indagati. La caccia ai complici va avanti.







