Di: Radiogiornale-Lorenzo Lamperti / AC Il Pakistan è mediatore negli accordi tra Stati Uniti e Iran. Attualmente, il premier pakistano Shehbaz Sharif si trova in Cina, dove lunedì è stato ricevuto dal presidente Xi Jinping e dal premier Li Qiang. Il presidente cinese rafforza così il suo sostegno ai negoziati e si pone quasi esplicitamente dietro le mosse di Islamabad. Il fulcro della visita è la crisi in Medio OrienteIl fulcro di questa visita è la crisi in Medio Oriente. A renderlo chiaro è anche la presenza, insieme al premier pakistano, del capo di Stato maggiore delle forze armate, Syed Asim Munir. Sharif si è mostrato ottimista su un’intesa, dichiarando che i colloqui stanno andando nella direzione giusta. Ha poi ringraziato la Cina per quello che ha definito un sostegno alla pace. Il premier pakistano ha anche appoggiato esplicitamente l’agenda in quattro punti che il presidente cinese ha presentato qualche settimana fa nell’incontro con i leader di Abu Dhabi e Arabia Saudita. Xi Jinping, infine, ha elogiato il ruolo costruttivo del Pakistan, dando il supporto esplicito a qualsiasi sforzo per favorire un accordo. La Cina sostiene il PakistanLa Cina ha sempre supportato l’azione del Pakistan. Secondo molti osservatori, l’ha quasi manovrata. È un ruolo che il premier Li Qiang, in questo colloquio, ha lasciato intravedere quando ha dichiarato che Pechino e Islamabad hanno sempre mantenuto una stretta comunicazione e un forte coordinamento. Il Pakistan è il mediatore perfetto per la Cina, perché Pechino non vuole essere il volto pubblico delle pressioni sull’Iran e non vuole responsabilità dirette su negoziati dall’esito incerto. Islamabad, invece, ha buoni rapporti con tutte le parti in causa ed è forse il partner più stretto di Pechino. Tanto che pochi giorni fa la Cina ha confermato per la prima volta di aver fornito supporto tecnico sul campo al Pakistan durante gli scontri al confine con l’India dello scorso anno. Ricevendo ora Sharif, la Cina segnala vuole un accordo. Un messaggio a Teheran e a TrumpUn messaggio rivolto sia a Teheran sia a Donald Trump, una decina di giorni dopo averlo incontrato. La Cina sembra voler far pesare nei negoziati con Washington un’azione diplomatica il cui peso resta da valutare.