Le turbolenze geopolitiche e le conseguenti tensioni macroeconomiche stanno rivelando le criticità del sistema industriale europeo. Molta burocrazia, un impianto normativo che, rispetto alla Cina ma anche agli Stati Uniti, impone standard di diritti del lavoro e di tutela ambientale severi. Si tratta di regole imprescindibili per il Vecchio continente, all'avanguardia in materia di welfare e sviluppo sostenibile, ma che indubbiamente agevolano i Paesi dove la crescita economica prevale sugli aspetti sociali. Di tutto questo si è parlato durante la conferenza annuale di Bosch Italia, costola del colosso industriale europeo che, nel 2025, vanta 6.300 brevetti depositati e un fatturato di 91 miliardi.In Italia, l'azienda tedesca è attiva con 18 società, di cui 3 centri di ricerca, ed un organico di 5.200 collaboratori. E, nonostante le condizioni sfavorevoli rispetto ad altre aree del mondo dove Bosch è comunque presente, non c'è l'intenzione di dismettere o delocalizzare le proprie attività: "Siamo impegnati nei campi dell'automazione, digitalizzazione ed elettrificazione in tutti i nostri settori di business - ha dichiarato Renato Lastaria, general manager del gruppo in Italia - consolidando la capacità dell'azienda di innovare e creare valore anche in contesti complessi". L'intenzione è quella di investire "in particolare, nella sostenibilità, adottando una strategia di diversificazione, e anche nell'economia circolare".Il discorso di Lastaria è stato improntato alla salvaguardia dell'industria europea, considerando che Bosch non soffre un problema di competitività: "Siamo probabilmente il maggior fornitore per il settore automobilistico cinese". Quindi, in Europa, la sfida è mantenere la posizione di vantaggio sulla tecnologia per la mobilità futura, partendo da meccanica, elettronica e software. Forte è la spinta sui sistemi cosiddetti by-wire: disaccoppiare il comando di guida dagli attuatori. Al posto dei collegamenti meccanici e idraulici tradizionali, sensori e centraline elettriche che permettono, semplificando, al pedale del freno di non essere collegato direttamente alle pinze. "Significa riuscire a leggere i segnali captati dalla strada e dagli organi del veicolo per offrire un'esperienza di guida più sicura e più coinvolgente - ha spiegato Lastaria -. E offre vantaggi più immediati per i produttori: hanno meno vincoli su layout, sul posizionamento degli elementi.Il general manager, nel corso della conferenza, è tornato spesso sul tema della competitività. Ha invitato le istituzioni a interrogarsi sulla capacità dell'Europa di conservare e rilanciare la propria industria, ammettendo che sul tema del costo del lavoro e sull'approvvigionamento energetico, le aziende del Vecchio continente sono svantaggiate. E se non si può retrocedere sui diritti dei lavoratori, "sarebbe auspicabile avere una politica comune europea in materia di energia, visto che i nostri territori sono poveri di risorse fossili". Perciò, la transizione energetica è salutata con favore dal gruppo tedesco, purché segua degli iter razionali e non motivati dall'ideologia.Sul Green Deal, l'invito a considerarlo una dimostrazione che tutela dell’ambiente e sviluppo economico possono coesistere. "Il concetto di fondo resta valido. Non siamo né contrari né acriticamente a favore. È l’implementazione che va corretta: la tempistica e le modalità con cui intendiamo raggiungerlo. Fermare la produzione di motori termici è stato un errore strategico. Anche ammettendo che dal 2035 venga vietata la commercializzazione di nuove auto con motore termico, in quell’anno si venderanno ancora circa il 50% di veicoli a combustione interna. Il vero punto è: quante di queste auto verranno prodotte in Europa? Con il livello di tariffe, costi energetici, fiscalità e oneri burocratici che gravano sulle nostre imprese, varrà ancora la pena produrre motori a combustione interna efficienti nel nostro continente? Questi motori rimangono uno dei pilastri su cui poggiare sia la strategia industriale sia l’occupazione. La politica ha il compito di definire la direzione verso cui andare, l’industria deve trovare il modo di arrivarci. Tuttavia, esistono implicazioni industriali e occupazionali che non possono essere integralmente compensate dall’industria stessa. Questo deve essere chiaro".Infine, la leva dell'intelligenza artificiale: "è decisiva per rendere l’industria italiana ed europea a prova di futuro, di fronte alla competizione globale. Non si tratta più di chiedersi ‘se’ usare l’AI, ma ‘come’ e soprattutto con quale rapidità adottarla", ha concluso Lastaria.
L'industria europea nella morsa di Stati Uniti e Cina. La linea di Bosch per resistere
Il general manager per l'Italia, Renato Lastaria: "Di fronte alla competizione globale, la leve decisiva è l'intelligenza artificiale. Dipenderà da come e con q










