RENNINGEN – Nel 2025, anno in cui ha fatturato 91 miliardi, Bosch ne ha destinati quasi 8 alla ricerca e sviluppo, con una leggera crescita rispetto all'esercizio precedente. La “tecnologia per la vita” è una questione di sopravvivenza aziendale, anche se la multinazionale controllata dalla fondazione che porta il suo nome ribadisce di essere posizionata molto bene a livello globale. La mobilità, dalla quale dipende il 60% dei giro d'affari, era e resta strategica, come confermano anche i 250 milioni di unità di controllo motore che Bosch commercializza annualmente.

Il presente è già complesso a causa della congiuntura politico-militare, ma il futuro rischia di esserlo anche di più: «Riteniamo necessario un intervento politico nel settore dei propulsori convenzionali – sintetizza Stefan Hartung, Ceo della società – La modifica proposta dalla Commissione europea ai limiti di Co2 non sarà sufficiente a garantire investimenti, creazione di valore e, in particolare, posti di lavoro in Europa». «Questo – ripete ancora una volta il manager in occasione della conferenza sul bilancio 2025 - perché i motori a combustione efficienti rimarranno importanti ancora per molto tempo».

Specializzata nella fornitura del comparto automotive, Bosch stima che nel 2035 attorno al 50% di tutti i nuovi veicoli a livello mondiale «sarà ancora dotato di un motore a combustione»: «Circa la metà di questi sarà costituita da potenti ibridi – precisa Hartung – Per l'Europa, ciò significa che, se ci limitassimo esclusivamente ai propulsori elettrici a batteria, rinunceremmo a quasi la metà del mercato globale e quindi ai relativi posti di lavoro e competenze. Un'eccessiva regolamentazione colpirebbe pertanto l'industria europea nel suo nucleo centrale».