L’Assemblea di Coldiretti a Brescia il 21 maggio e gli interventi di Giorgia Meloni ed Ettore Prandini hanno messo nero su bianco la visione di paese che oggi accomuna la maggioranza di governo e la più potente organizzazione di rappresentanza agricola italiana. Vale la pena prenderla sul serio.
La scelta di Brescia non è casuale. Prandini è nato a Leno, ha la sua azienda agricola a Lonato del Garda, ha guidato Coldiretti Brescia e Coldiretti Lombardia prima di arrivare al vertice nazionale, e il 20 maggio scorso è stato eletto presidente dell’Associazione Italiana Allevatori. L’evento di Brescia è stato perciò anche la sua incoronazione “zootecnica”. La provincia di Brescia, caso unico, detiene il primato nazionale sia per gli allevamenti bovini (1.675 strutture, circa 450mila capi) che per quelli suini (710 strutture, 1,1 milioni di capi). Insomma, più maiali che abitanti. E la Lombardia concentra il 40% dei bovini e suini italiani, oltre cinque milioni di capi, un capo ogni due abitanti. Si vede: la pianura padana è una delle aree con la peggiore qualità dell’aria d’Europa, e Brescia nel monitoraggio 2025 ha registrato 69 giorni con concentrazioni di PM2,5 oltre le soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, fra i dati peggiori d’Italia insieme a Torino. È in questo contesto che si è rivendicato con forza un modello agricolo intensivo, ancorato alla dipendenza dai fossili e allergico alle regole di sostenibilità.










