Appena 15 giorni fa era a Milano all’assemblea di Confagricoltura. Ieri al PalaLeonessa di Brescia, sul parquet trasformato in una gigantesca aiuola per l’assemblea Coldiretti guidata da Ettore Prandini. Con lei ci sono il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. In mezzo ci sono il Vinitaly, il Salone del Mobile e una lunga sequenza di appuntamenti legati al mondo delle attività produttive. Nelle ultime settimane Giorgia Meloni ha scelto di presidiare con continuità quel pezzo d’Italia che produce, esporta e organizza consenso territoriale. Inutile dire che il principale obiettivo, in questa lunga campagna elettorale verso le politiche, è l’alleato-competitor Matteo Salvini, sempre più indebolito e alle prese con la concorrenza di Roberto Vannacci. «Qualcuno dice “la Meloni ha cambiato idea”: guardate io non ho mai cambiato idea, e non ho cambiato idea sulla difesa - sottolinea la premier in uno dei passaggi più politici del suo intervento, mandando un messaggio alla Lega che sulle spese militari è tornata a mettersi di traverso -. So che questo è un tema impopolare. Un leader serio, però, ha il dovere di dire le cose come stanno. Le nazioni che non sono in grado di difendersi non sono nazioni libere». Il rapporto con il comparto agricolo Dentro la competizione con il Carroccio il rapporto con il comparto agricolo ha assunto un peso particolare. Così come, sui temi, il prendere le distanze dall’Europa, altro tasto su cui Salvini e Vannacci battono sempre. «La deriva ideologica e burocratica è il primo nemico dell’Europa e colpisce uno dei pilastri della sua identità, cioè il mondo agricolo» dice Meloni auspicando per il futuro di Bruxelles «il tempo del realismo e delle priorità sensate, delle scelte in linea con le necessità delle imprese e i bisogni dei cittadini». Invoca un cambio di passo e deroghe al Patto di Stabilità anche per quanto riguarda l’energia. Per Palazzo Chigi è la naturale prosecuzione della linea del governo sul made in Italy e sulla difesa delle filiere nazionali. Ma nel centrodestra la lettura è anche politica. Perché l’agricoltura, soprattutto nel Nord, è uno dei luoghi dove si costruiscono relazioni economiche, amministrative e associative che poi diventano consenso elettorale. E Meloni sta investendo personalmente su quel mondo. Non è un caso che il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini per tutta la sua relazione la chiami «Giorgia», dandole del tu davanti a tutti. E non è un caso nemmeno che proprio Prandini venga da tempo evocato, almeno informalmente, come possibile candidato del centrodestra per la successione ad Attilio Fontana in Regione Lombardia. Una candidatura su cui Fdi avrebbe la golden share dopo aver “lasciato” il Veneto agli alleati leghisti. In Fratelli d’Italia le smentite restano ufficiali e categoriche. E anche il diretto interessato, che pure la politica la conosce bene visto che è figlio dell’ex ministro democristiano Giovanni Prandini, anche ieri ha dichiarato di voler continuare il suo impegno associativo fino al 2028. Nessuna candidatura ufficiale sul tavolo, almeno per il momento. Ma il ragionamento esiste in alcune aree del partito: puntare su un profilo civico-federatore. Una scelta utile anche per stemperare le tensioni tutte interne a FdI fra l’area vicina al presidente del Senato Ignazio La Russa, che per Palazzo Lombardia punterebbe sul presidente di Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti, e le figure più vicine alle sorelle Giorgia e Arianna Meloni, come l’eurodeputato lombardo Carlo Fidanza che al PalaLeonessa era seduto in prima fila. Per ora tutte le opzioni sono sul tavolo. Anche se Prandini, nel ragionamento di chi lo sponsorizza, avrebbe il vantaggio di rappresentare insieme il mondo produttivo, i territori e quell’elettorato moderato storicamente conteso con la Lega. Meloni, mentre nulla è ancora certo nemmeno sulla data del voto lombardo (la scadenza naturale sarebbe nel 2028 ma si ipotizzava un election day con le politiche nel 2027), continua a coltivare quel rapporto. Anche perché il legame con Coldiretti e con il mondo agricolo ha accompagnato fin dall’inizio la sua esperienza di governo. La prima uscita pubblica da premier incaricata, dopo la vittoria elettorale del 2022 ma prima ancora del giuramento davanti a Sergio Mattarella, fu proprio al Villaggio Coldiretti di Milano. Da allora quella relazione non si è mai interrotta. E oggi, mentre Fratelli d’Italia prova a consolidarsi come partito di rappresentanza stabile delle categorie produttive, il mondo agricolo torna utile su più livelli: come bacino elettorale, come rete territoriale e come possibile serbatoio di classi dirigenti per le sfide future del centrodestra. (Ha collaborato Francesca Del Vecchio)