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Ultimo aggiornamento: 13:44
Giorgia Meloni salta di nuovo sul palco. Questa volta non al coro di “chi non salta comunista è“, ma sfruttando la spinta del popolo di Atreju che inneggia alla sua leader prima del discorso conclusivo della kermesse di Fratelli d’Italia. E dopo aver esaltato l’appuntamento annuale come luogo di confronto “aperto a tutti”, elencando i nomi dei leader delle opposizioni che hanno deciso di prendervi parte, da Giuseppe Conte a Matteo Renzi, fino a Carlo Calenda e Angelo Bonelli, la premier ha sfruttato l’occasione per alimentare di nuovo la polemica che ha preceduto la nove giorni di Castel Sant’Angelo: il rifiuto di Elly Schlein a prenderne parte.
“Questo è il luogo in cui tutte le idee hanno diritto di cittadinanza”, ha esordito la presidente del Consiglio in veste di leader di partito che aizza la folla. “Questo è il luogo in cui Nietzsche e Marx si danno la mano – dice citando Antonello Venditti – In cui il valore delle persone si misura sui contenuti. E chi scappa dimostra di non avere contenuti“. E chi scappa? La leader del Partito Democratico, sostiene Meloni: “Voglio ringraziare anche Elly Schlein che con il suo nannimorettiano ‘mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente‘ ha comunque fatto parlare di noi. La cosa divertente è che il presunto campo largo l’abbiamo riunito noi e quella che dovrebbe federarli è l’unica che non si è presentata”. E rincara la dose: “Ho proposto un confronto a tre (con Schlein e Conte, ndr). Mi hanno detto di no, ma non perché loro non volessero confrontarsi con me. Ma perché non si volevano confrontare fra di loro e questi vogliono governare la nazione. Come la governano? Con le lettere degli avvocati?”.











