Roma, 14 dic. (askanews) – Questa volta nessuna citazione dell’amato Signore degli anelli, al posto di Tolkien c’è Blaise Pascal e il suo cuore che ha “ragioni che la ragione non conosce”. Per il resto il repertorio identitario c’è tutto, come ogni volta che Giorgia Meloni chiude la festa di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia arrivata alla sua ventisettesima edizione, “la più lunga di sempre”, durata ben nove giorni nei giardini di Castel Sant’Angelo. La presidente del Consiglio invita i suoi militanti a “non smettere di ricordare” da dove vengono, a essere “scintilla” da portare “di cuore in cuore, di città in città, fino a farla divampare ovunque” per non limitarsi a raccontare la storia ma poterla scrivere.

Rispetto ad altri discorsi, anche vicini nel tempo, è il tono usato nei confronti dell’opposizione a cambiare, a farsi più ironico e sprezzante. Nell’intervento di poco più di due mesi fa alla festa di Gioventù nazionale, quando l’uccisione dell’ideologo Maga Charlie Kirk era ancora recente, la premier aveva costruito una narrazione basata sulla contrapposizione tra “noi” e “loro”, tra chi, da una parte, agisce mosso dall’amore e rispetta chi la pensa diversamente e chi, dall’altra, alimenta il clima d’odio e demonizza l’avversario.