Parlare di Raz Degan o di chi le è stato accanto è sempre un argomento che Paola Barale preferisce evitare. Semplicemente perché «le donne non sono definite da chi hanno avuto accanto». Oggi per lei l’amore non è altro che «un dolce ricordo». Oggi, chiarisce a Vanity Fair, «provo un grande amore per me stessa. Credo che l’amore esiste, e mi auguro sempre di scendere sotto casa e di sbattere contro qualcuno di cui mi innamorerò, ma è molto difficile. Senza contare che sono diventata anche molto esigente: per quale motivo un uomo piacente dovrebbe innamorarsi di una che spacca le palle come me? Quindi sono da sola. Non è una priorità avere per forza qualcuno vicino, e questa è una grandissima conquista per me».

Se dovesse però capitare di incontrare un uomo, meglio giovane. «Il giovane ti darebbe qualcosa di più: l’energia giovane ti aiuta ed è trainante. Gli uomini della mia età hanno più acciacchi e fanno storie anche se hanno 37 di febbre. Ma, siccome non sto cercando in questo momento una relazione, sono aperta a tutto. Se devo pensare di farmi una vacanza, preferisco farla con uno più giovane». E a proposito di amore e sessualità. «Mi spiace solo che, ancora oggi, una donna che va in menopausa è come se uscisse dal club: non è più desiderabile. Per gli uomini diventi quasi da scartare. Quando rilasciavo le interviste sul mio libro i titoli erano tutti ”Il dramma della Barale”: ma perché?». Già perché? Non sembra però esserci una risposta definitiva… «Il problema è che si passa dalla foresta pluviale degli uomini al deserto del Sahara per le donne. L’ignoranza regna sovrana in queste cose. Senza contare altre due cose».